| Descrizione generale
Il
Giro dei Cinque Laghi, perle racchiuse tra le cime del Cabianca, del
Madonnino, del Salina e del Pradella che alimentano la centrale
elettrica di Valgoglio, è una classica camminata adatta a tutti gli
escursionisti con medio allenamento. Essa non presenta nessuna
difficoltà. Già questa camminata è meritevole di essere affrontata
anche solo per bellissimi laghetti che si incontrano e gli
ambienti che si attraversano. In aggiunta a tale percorso, per chi
risulti preparato ed avvezzo a facili passaggi su roccia, sebbene
esposta, o tratti privi di tracce e salite ad intuito, sarebbe buona
cosa, tentare la salita alla bella cima del Monte Succotto, dalle forme
turrite ed apparentemente inaccessibili, ma che presenta una via
d'accesso relativamente facile (passaggi di I grado esposto su roccia
di buona qualità); stesso discorso per la Cima di Lago Nero,
praticamente sconosciuta alla quasi totaltà degli escursionisti, che,
senza difficoltà tecniche, richiede comunque buone capacità di leggere
il
terreno e la via di salita e che se raggiunta, regala un inedito punto
di
vista sulla zona dei laghetti sottostanti.
Descrizione percorso
In
auto saliamo verso Valgoglio in Valseriana. Superiamo il paese e prima
che la strada molto stretta e che conduca alla centrale elettrica (da
dove si parte normalmente per il Pizzo Salina o il rifugio Gianpace),
andiamo a destr verso al frazione Bortolotti. Giunti all'altezza del
Ristoro Dell'Orso, lasciamo l'auto nei pochi posti liberi sulla strada
sul lato destro. Possiamo salire poco oltre, ma la sosta diviene a
pagamento (2 euro al giorno con ticket da comprare in paese). A piedi
imbocchiamo la ripida strada asfaltata poco sopra il parcheggio libero,
seguendo le indicazioni per il Giro dei Cinque Laghi (sentiero n. 228). Alla
nostra destra ci accompagna una condotta forzata. Superiamo una bella
casa in pietra. Poco prima di una seconda casetta in pietra, sulla
sinistra troveremo una bella fontana. Pochi metri oltre la seconda
casetta camminiamo nell'erba per poi entrare in un fitto bosco di
abeti. Saliamo nel bosco seguendo fedelmente i bolli del sentiero n.
228. Ad un certo punto un bollo è impresso sulla condotta forzata. Qui
non dobbiamo passare sotto alla condotta, ma piegare a sinistra e
proseguire in salita, allontanadoci dal grosso tubo verde. Saliamo fino
ad incrociare nuovamente la tubatura. Questa seconda volta le passiamo
sotto e continuiamo a salire fino ad incrociare una ampia sterrata che
seguiamo verso sinistra. All'incrocio troviamo una palina con
indicazioni. Seguiamo l'ampio sentiero. Superiamo una fonte e poi
usciamo ad una ampia radura dalla quale è visibile in alto un grosso
traliccio rosso e bianco della funivia di servizio alle dighe sopra di
noi. Una palina ci segnala la Baita Cernello ad 1 h. e 20' di
cammino. Abbandoniamo la sterrata per imboccare un ripido sentierino a
gradini che seguiamo con una certa fatica fino a sbucare nello spiazzo
dove si trovano vari edifici delle dighe. Il Monte Succotto ora fa
bella mostra di sè e ci domendiamo come sia possible salirlo viste le
sue pareti verticali. Alla palina nello spiazzo andiamo verso la Baita
Cernello, mentre al ritorno proverremo dalla Capanna Lago Nero. In
breve eccoci sulla riva del primo dei laghi di oggi: il Lago Sucotto
(con una C). Qui andiamo a destra e saliamo per sentierino erboso con
un percorso a semicerchio in senso antiorario. Arriviamo così alla
Baita Cernello con le sue finestre rosse e bianche. Facciamo una
meritata pausa. La superiamo poi lasciandola alla nostra destra,
imboccando il sentiero n. 229 per il Passo di Aviasco. Camminiamo sopra
la piccola diga del Lago Cernello e procediamo oltre. Dopo pochissimi
minuti, quando il sentiero tende ad andare verso sinistra, sopra di noi
si innalza un ripido vallone erboso alla cui sinistra si elevano i
gradoni rocciosi del Monte Succotto. Abbandoniamo il sentiero e deviamo
a destra per risalire tale vallone. Inizialmente stiamo vicini alle
fasce rocciose, ma più in alto, seguendo alcuni ometti, ci spostiamo
verso destra. Attraversiamo una pietraia instabile e saliamo
ripidamente. Otre la pietraia torniamo su terreno a balze erbose.
Puntiamo ad una evidente e larga sella sulla destra della vetta, poco
oltre una cimetta rocciosa. Non andiamo alla prima bocchetta a destra
della vetta (questa si trova sulla sinistra della cimetta di cui sopra)
poichè questa si trova all'apice di un erto canale pietroso instabile.
Arrivati alla sella erbosa andiamo verso sinistra, evitando al cresta
per camminare più facilmente sul versante opposto a quello di salita.
Rimontiamo le facili rocce appoggiate sotto cresta. Man mano ci
spostiamo verso sinistra, ci avviciniamo alla cresta sopra pochi metri
sopra di noi fino a raggiungere la bocchetta di cui parlavamo poco fa, con roccia e detriti rossicci.
Da qui attacchiamo la cresta che si presenta di roccia abbastanza
solida e con passaggi nell'ordine del I grado a tratti esposto.
Alterniamo passi su gradini a piccole placchette appoggiate, fino ad
arrivare al passaggio più delicato su roccia ben compatta. Seguiamo il
filo della cresta che ora diviene appoggiata e con facili passaggi tra
piccoli massi arriviao ad una breve discesa. Oltre questa è ben visible
il tratto finale e la piccola croce di vetta. Dalla selletta rocciosa
ai piedi della brevissima discesa, possiamo salire per sottile spigolo
esposto fino in vetta, oppure percorrere una esposta ma facilissima
cengia sulla sinistra. dopo una ventina di metri lungo la cengia,
rimontiamo a destra le rocce intercalate a balze erbose sotto la cima,
alla quale arriviamo senza difficoltà.
Discesa
Ripercorriamo con la dovuta cura lo stesso percorso fatto in salita
fino alla sella erbosa sopra al ripido vallone. Discendiamo il vallone
fino ad incrociare nuovamente il sentiero n. 229. Imbocchiamo tale
sentiero verso destra. Proseguiamo ora per compiere il Giro dei 5
Laghi. Saliamo una breve scalinata di pietra. Proseguiamo poi su bella
cengia in falsopiano attrezzata in alcuni punti da un cavo metallico di
sicurezza. Perdiamo quota fino alle rive del Lago Campelli Basso.
Poco sopra è visibile lo sbaramento del Lago dei Campelli Alto.
Costeggiamo la sponda sinistra del piccolo specchio d'acqua (nel nostro
senso di marcia) per poi tornare a salire lungo un tortuoso sentierino.
Raggiungiamo così le sponde del Lago dei Campelli Alto.
Proseguiamo oltre e saliamo un ripido tratto sassoso ai piedi di
alcune paretine sulla destra. Salendo, alla nostra sinistra in basso è
ben visibile il Lago Nero. Procediamo ora verso l'evidente diga di
pietre rossastre del Lago d'Aviasco. Attraversiamo la diga stressa
verso sinistra ed iniziamo la discesa verso il Lago Nero (sentiero n°
268) e l'omonima
capanna (indicazioni sul muro della diga). Su terreno inizialmente
erboso e pianeggiante e poi sassoso in discesa arriviamo sotto alla
diga del Lago Nero e da qui in breve al Laghetto Canali e alla capanna
Lago Nero. Dietro ai primi edifici che precedono la Capanna Lago Nero
si nota una scaletta che sale alle spalle degli edifici stessi. Subito
la scaletta piega a sinistra e sale ripida con alcuni tornantini
superando alti edifici fino ad arrivare al livello della parte
superiore della diga del Lago Nero. Sarebbe stato più comodo
attraversare la diga partendo dal lato opposto di questa, ma non è
possibile camminare su di essa per via di alcune barriere. In ogni
modo, dalla diga saliamo ancora brevemente verso uno spiazzo
pianeggiante ai piedi di una alta e rossasta parete rocciosa solcata da
striature nere. Sul lato sinistro di questa parete c sono alcuni facili
gradoni rocciosi che possiamo rimontare fino a che si vedono
chiaramente alcuni fittoni d'acciaio infissi nella roccia a mo' di
sentiero attrezzato. Seguiamo questi fittoni ed il cavo metallico che
li collega. Percorriamo tale sentiero su placche appoggiate e cenge
rocciose fino a che possiamo scendere ad una zona prativa alla nostra
sinistra. Bello il panorama sul Lago Nero. Scesi a questa radura
erbosa, riprendiamo a salire in direzione di un valloncello erocso che
sale ripido ad una sella che divide la Cima di Lago Nero che dobbiamo
salire a destra, con un'altra cimetta sulla sinistra. Puntamo ad una
evidente grotta nella rocci di quest'ultima cimetta. Senza
raggiungerla, pieghiamo verso destra e saliamo alla suddetta sella. Da
qui rimontiamo la costa alla nostra destra fino ai piedi di una
divertente placca rocciosa alta 3 metri o poco più. Tale placca
presenta buoni appoggi e appigli sul suo lato destro, mentre a sinistra
appere più impegnativa. Usciti dalla placchetta abbiamo ben visibile
davanti a noi il tratto terminale della salita che si compie tra erba e
sassi, ormai senza alcuna difficoltà. Raggiungiamo così un grosso
mucchio di sassi sulla vetta della Cima di Lago Nero con ottimo
panorama sulla zona attorno. Torniamo ora sui nostri passi fino alla
Capanna Lago Nero. Ora costeggiamo il Lagehtto Canali alla nostra
destra, accompagnati dalla condotta forzata. Puntiamo ad un grosso
traliccio della funivia, scendiamo oltre la piccolissima diga di sassi
del Laghetto Canali e proseguiamo la veloce discesa agli edifici
sottostanti ben visibili. Il sentiero compie numerosi tornantini
sassosi. Dall'alto è visibile anche il piccolo Lago Resentino, ultimo
lago visibile oggi. Raggiunta la bella piana erbosa con gli edifici
delle dighe, non ci resta che attraversare un ponticello di cemento e
seguire le indicazioni di una palina subito oltre il ponticello.
Andiamo a destra e riprendiamo il sentiero n° 228 fatto all'andata fino
all'auto.
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