Monte Spondone

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Carona (BG)
Quota partenza 1095 Mt. Quota di arrivo 2445 Mt.
Dislivello totale 1450 Mt. con i saliscendi Sentieri utilizzati n. 211, 213, 215
Ore di salita 5 h. 15' Ore di discesa 3 h. 30'
Data di uscita 08/02/2020 Giudizio sull'escursione Molto bella
Sass Balòss presenti Omar Difficoltà PD
Condizioni climatiche e dei sentieri

Ghiaccio lungo l'intero sentiero che sale nel bosco da Carona al Lago Marcio. Neve abbondante dal Lago Marcio in poi; al Passo di Mezzeno il manto nevoso superava abbondantemente il metro di spessore. Neve abbastanza assestata lungo la salita finale al Monte Spondone, mentre dal rifugio Laghi Gemelli al Passo di Mezzeno la neve, non battuta da alcuna traccia, è risultata poco portante. Sentieri ben segnalati ed evidenti fino al rifugio Laghi Gemelli. Da qui in poi, non essendovi traccia, il percorso è risultato un poco difficile da individuare e ho preferito seguire una linea che fosse al riparo da eventuali accumuli di neve. La salita finale allo Spondone non segue alcun sentiero ma sale lungo una linea molto logica dal Passo di Mezzeno alla cima seguendo un vago canale iniziale, per poi spostarsi a destra sotto ad una fasci di rocce e riprendere un breve canale aperto finale e da qui in cresta.

Eventuali pericoli
Attenzione al tratto poco oltre il rifugio Laghi Gemelli verso il Passo di Mezzeno: se restate bassi sopra il lago, dovrete traversare su pendii molto ripidi sopra il lago stesso; in caso di neve non tracciata o consolidata si potrebbero verificare distacchi nel manto nevoso.
Presenza di acqua
A meno che tutto sia coperto da neve, lungo il percorso si fiancheggiano spesso torrenti e cosi d’acqua.
Punti di appoggio
La casa del guardiano della diga del Lago Marcio era aperta. Inoltre, lungo la parte alta del percorso, numerose sono le strutture collegate agli impianti idroelettrici della zona in cui è possibile trovare un minimo di riparo. Il rifugio Laghi Gemelli consente di ripararsi in caso di maltempo nell'atrio dell'ingresso. Attraversando la diga, si arriva al locale invernale, come indicato da uno schizzo presso il rifugio. Pochi metri sotto al rifugio si trova una baita (Baita del Pelegrì) dotata di una piccola tettoia sotto la quale ripararsi. Nei pressi delle rive dei laghi sorgono un paio di baite che possono dare riparo.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Oltre ai ramponi ed una piccozza, direi che sarebbe utile essere muniti di casco, anche se io non avevo quest'ultimo, poiché non avevo previsto la salita allo Spondone.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Bella e varia escursione, poco impegnativa fino al rifugio Laghi Gemelli, faticosa fino al Passo di Mezzeno e dal carattere alpinistico nella sua parte finale con l'impegnativa salita al Monte Spondone. Quest'ultimo si alza massiccio dal Passo di Mezzeno e fa parte della lunga catena di monti che inizia con il Monte Pietra Quadra e termina con il Pizzo dell'Orto, passando per lo Spondone stesso, il Monte Tonale ed il Pizzo delle Orobie.
Descrizione percorso
Giunti a Carona, in alta Valle Brembana, si scende al laghetto artificiale del paese e, costeggiato il lato sinistro orografico del lago, si parcheggia in prossimità di un bar, proprio al termine della strada asfaltata. Da qui si prende il sentiero n. 211 con indicazioni per i Laghi Gemelli e l'omonimo rifugio. Tagliata una pista da sci di fondo per un paio di volte, il sentiero sale ripido in un fitto bosco di abeti rossi e con numerosi tornantini guadagna subito quota, lasciandoci intravedere, nei momenti in cui le piante si diradano, bei panorami del centro abitato e delle montagne che lo circondano (dal Monte Chierico, al Corno Stella, il Monte Masoni, la cima del Valgussera, il Monte Toro, ecc.). Il percorso, salendo, tende ad andare anche verso destra (verso Branzi e il fondovalle), ma senza mai perdere quota. Giunti ad un ponticello in legno lo si attraversa e si prosegue nella salita che ormai rimane sotto la linea della teleferica che sale al Lago Marcio. Prima ne rimaniamo a sinistra, per poi passare sotto ai cavi metallici e rimanerne a destra. Si continua a salire fin sotto ai piloni rossi e bianchi dell'impianto di servizio dell'ENEL per la diga. Giunti proprio sotto a questi ultimi piloni, la pendenza aumenta, fino ad arrivare ai piedi dell'ultimo traliccio. Da qui la vista si apre su alcuni dossi costellati da larici e si perde leggermente quota verso il visibile lago con la piccola diga (1 h. e 45' dalla partenza). Il percorso originale prevedrebbe di aggirare il laghetto verso destra, ma io ho attraversato (valutate bene le condizioni...) il lago per tutta la sua lunghezza fino alla sua estremità opposta proprio nelle vicinanze della casa del custode. Da qui si prosegue verso sinistra in un lungo mezzacosta sopra il lago delle Casere. Giunti ad un ponticello, lo si attraversa e si risale il lato opposto dello stretto valloncello sul cui fondo scorre un torrentello (Valle di Gorno, dopo 2 h. 20' dalla partenza). Risalendo il valloncello si superano un paio di baite sulla destra e dopo poco si intravede, sempre alla nostra destra in alto, il tetto triangolare e acuto della chiesetta (che non raggiungiamo) a poca distanza dal rifugio dei laghi Gemelli. Ancora pochi minuti e sbuchiamo nei pressi di un edificio collegato alla diga e subito dopo arriviamo di fronte al grande edificio del rifugio. Dopo una meritata pausa riprendiamo spostandoci poco sotto al rifugio dove si trova la Baita del Pelegrì in direzione Ovest. Da qui possiamo proseguire verso la sponda sinistra orografica dei Laghi Gemelli e costeggiarli restandone poco più alti (pericolo di attraversamento pendii molto ripidi sopra il primo lago), oppure salire verso terreno più sicuro e poi traversare verso sinitra tra alutre, conche e piccoli dossi (percorso più faticoso ma più sicuro). Io ho scelto questa ultima alternativa, visto che i pendii alla destra della diga erano piuttosto carichi e ripidi. In ogni caso ci dirigiamo verso Sud, con i laghi sotto di noi. Cercando il percorso migliore arriviamo con uan certa fatica al Passo di Mezzeno, dopo circa 1 ora di cammino, a 2144 metri di quota. Salendo risulteranno ben visibili davanti a noi, spostato verso destra l'aguzzo Pizzo Farno, il possente ed allungato Monte Corte ed il piccolo ma appuntito Pizzo Camilla, a cui segue verso destra la Cima di Mezzeno Occidentale (ora cima Giovanni Paolo II) e poi il Passo di Mezzeno stesso. A destra del passo si innalza il Monte Spondone. Dal passo seguiamo fedelmente la cresta che ci porterà alla base dello Spondone. Si tratta di una divertente crestina mista di neve e qualche divertente roccetta, frammista a cengettine erbose. La crestina sale e poi discende ad una selletta successiva. In breve eccoci ai piedi di un erto canale aperto e poco accentuato che ci invita a salire lungo la sua direttrice. Saliamo con pendenze modeste che però aumentato in poco tempo, arrivando a circa 45 gradi nella sua parte mediana e superiore. Giunti sotto alcune rocce che segnano la fine del valloncello, pieghiamo a destra traversando brevemente in diagonale sotto le rocce stesse fino alla base di un breve ma irto canale, anch'esso aperto, che saliamo con pendenze sempre attorno ai 45 gradi. Un ultimo sforzo ed eccoci sulla ampia e comoda cresta finale che seguiamo senza alcun problema per i restanti 40-50 metri di sviluppo, godendoci il magnifico ed ampio panorama (1 ora dal Passo di Mezzeno).
Discesa
Ripercorrendo a ritroso il tracciato dell'andata.

Note
È possibile salire al Passo di Mezzeno anche dalle Baite omonime, sopra l'abitato di Capovalle di Roncobello, ma è probabile che la strada di accesso alle baite sia chiusa alle automobili per neve, per cui si debba partire da Capovalle e risalire il bel bosco di abeti fino alla conca dove si trovano le baite. La salita allo Spondone, fatta in condizioni estive segue tutt'altro itinerario rispetto a quello invernale e per farsene un'idea potete consultare il sito con la relazione del 03 agosto 2013.
Commenti vari
Grazie mille a Giovanni ed al suo fortissimo amico, fortuitamente incontrati al Passo di Mezzeno, per aver battuto la traccia lungo la salita dello Spondone, gradinando con notevole maestria il ripido percorso e per avermi guidato nella ripida discesa dallo stesso. Alcune foto di questa relazione sono state concesse gentilmente da Giovanni, a cui va nuovamente il mio ringraziamento.
   

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Salendo al Passo di Mezzeno

L'inizio della salita allo Spondone

   

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Omar sulle rampe a mezza salita

Sotto le rocce verso il canaletto finale

   

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Omar impegnato sugli ultimi metri prima della cresta

Dalla cresta uno sguardo verso il basso

   

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La facile dorsale finale

Felici in vetta

   
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Omar e Giovanni sulla Cima dello Spondone

Il tracciato della salita