| Descrizione generale La
valle del Gleno, laterale della Valle di Scalve, parte dalla frazione
di Pianezza, sopra a Vilminore di Scalve e, tra ripiani erbosi e balze
rocciose, termina al Passo di Belviso, mettendola in comunicazione con
l'omonima valle in territorio Valtellinese. Proprio da Passo di
Belviso, si innalza il Monte dei Solegà con la sua lunga catena di cime
secondarie che portano fino al Pizzo Tornello. Dal lato opposto del
Passo di Belviso si diparte la cresta rocci, osadifficile ed
articolata, che termina sul Monte Gleno. Il Monte dei Solegà,
pochissimo conosciuto
ed altrettanto poco frequentato, presenta tre brevi creste che
conducono alla sua cima: in questa escursione le seguiremo tutte.
Partiremo salendo dal difficile spigolo Nord-Ovest, per scendere poi
dalla
ripida ma abbordabile e camminabile cresta Sud-Est che termina al Passo
dei Lupi, dal quale proseguiremo verso la Cima dei Lupi (in realtà una
sommità della lunga ed altalenante cresta del Monte dei Solegà che
prosegue verso il Pizzo Tornello). Ridiscesi al Passo dei Lupi
risaliremo la cresta Sud-Est del Monte dei Solegà e scenderemo dalla
terza cresta: quella Nord-Est, anch'essa camminabile. Torneremo poi al
Passo di Belviso e da lì a Pianezza. Escursione piuttosto lunga, ma non
faticosissima. Gli ambienti attraversati sono tra i più vari: dal bosco
ai pascoli, dal lago alpino al passo di alta montagna, dalle creste
rocciose a quelle erbose, il tutto con panorami ampi e severi. La
salita dello spigolo Nord-Ovest è decisamente impegnativa e su terreno
insicuro, mentre il resto del percorso appare più abbordabile. Per chi
non se la sentisse di affrontare tale spigolo, resta possibile la
salita al Monte dei Solegà lungo un'altra delle creste qui percorse. La
Cima dei Lupi (sulle carte quotata ma non nominata; nome datole solo
dalla vicina presenza del Passo dei Lupi) è la prima di una serie di
sommità che dalla vetta principale del Monte dei Solegà si incontrano
lungo la cresta che porterebbefino al lontano Pizzo Tornello; tale
lunga dorsale è anche chiamata Costa dei Solegà.
Descrizione percorso Per arrivare a Pianezza, punto di partenza della camminata, si deve risalire la Val Seriana (per chi proviene da Bergamo) fino al Passo della Presolana e da qui scendere nella bella Valle di Scalve. Giunti a Vilminore di Scalve (troverete numerose indicazioni per la Diga del Gleno), si prosegue su ripida ma comoda stradina asfaltata fino al termine di questa, proprio nella piazzetta centrale della piccola frazione di Pianezza. Nei pressi del parcheggio si trova una fontana-lavatoio presso la quale si vedono le indicazioni del sentiero n. 411 per la diga del Gleno ed il Passo di Belviso. Passati per un breve tratto tra le case del nucleo abitato, ne usciamo subito per salire lungo una ripida scalinata in un bel prato. Al termine di questa entriamo all'interno di un bosco di faggi. Saliamo ripidamente fino ad incrociare un ampio sentiero pianeggiante nei pressi di una bella baita isolata (Bait de Bet). Seguiamo il sentierone verso destra con bellissimo vista sul Pizzo Camino alla nostra destra. Un cartello ci indica che stiamo entrando nel "parco regionale delle Orobie". Poco oltre si incontrano alcuni cartelli didattici e pannelli che raccontano la triste storia della diga del Gleno. La palina successiva, poco distante, ci invita a proseguire verso sinistra su ripido sentiero nel bosco. Oltrepassiamo un altro pannello che racconta i fatti relativi alla diga e continuiamo a salire con una serie di tornanti sassosi. Superiamo un ponticello che scavalca una piccola condotta forzata per poi arrivare al termine del ripido tratto di salita. Qui ci troviamo davanti una rete metallica ed una condotta di acqua coperta da cemento. Ignoriamo la deviazione per la Baita Napoleù e l'osservatorio Pagarulì e andiamo a sinistra su comoda e rilassante strada pianeggiante che in breve ci conduce ai piedi di ciò che rimane della diga. Poco prima di arrivarci percorriamo una bellissima cengia intagliata nella roccia strapiombante. Dopo una doverosa visita delle strutture della diga, riprendiamo il cammino spostandoci sull'altro lato del vallone (destro orografico), lungo il sentiero n. 410. Risaliamo le sponde del Lago del Gleno, restandone poco più alti (si osserva appena dopo il lago un curioso affollamento di numerosissimi ometti di sassi sparsi nei prati) e ci inoltriamo nel bellissimo vallone pianeggiante davanti a noi al cui centro serpeggia placido il torrente Povo. Superata una bella baita (Baita Bassa del Gleno, 1557 Mt.), iniziamo a salire il primo gradone della valle. Camminiamo su terreno erboso, aperto, con il torrente che scende spumeggiante alla nostra destra. Anche qui incontriamo una bella baita. Al termine della salita ci troviamo in un secondo pianoro che percorriamo per intero fino al suo termine dove un secondo ripido gradone roccioso ci attende. Saliamo anche questo grazie ad una poco visibile cengia che da destra ci porta verso sinistra. Arrivati al terzo pianoro, sulla sinistra si vede una piccola costruzione (forse la Baita Alta del Gleno); senza raggiungerla ci spostiamo verso destra e continuiamo a guadagnare quota meno ripidamente. Entriamo in un ampio vallone sulla destra, per poi deviare bruscamente verso sinistra con un traverso quasi pianeggiante. Giunti davanti ad un enorme mucchio di sassi, una evidente palina ci indica il sentiero n. 321 ed il Passo a meno di 1 ora di distanza. Seguiamo la palina verso destra e rimontiamo, con percorso non obbligato (in caso di neve), un vallone che scende direttamente dal passo, prima restando sul lato destro, per poi spostarci al centro ed in fine verso sinistra. La salita è ripida ma comoda e regolare. Il passo è evidente e ci attira verso di lui, dritto davanti a noi, leggermente sulla sinistra. Gli ultimi metri del vallone sono i più ripidi ma lo sforzo sarà ampiamente ripagato dall'ambiente circostante e dal panorama verso la Valtellina. Dal passo, volgendo lo sguardo verso destra, è possibile vedere l'arcigno ed impegnativo spigolo Nord-Ovest che sale direttamente alla cima del Monte dei Solegà. Seguiamo l'inizialmente il facile crinale roccioso, fatto da materiale inconsistente e scaglioso. Tralasciamo la traccia a destra che porta al vicino Passo dei Lupi e che si sviluppa semi pianeggiante a mezzacosta sul versante del monte che guarda la diga del Gleno. Saliamo restando poco sotto lo spigolo alla nostra destra. Senza traccia alcuna di passaggio, cerchiamo il percorso più agevole e logico evitando le zone particolarmente friabili. Ad un certo punto troviamo una specie di fenditura molto superficiale che offre dei passi un poco più stabili per rimontare il filo di cresta. Saliamo quindi verso quest'ultimo e lo raggiungiamo in una decina di metri. Ora diviene molto difficile tornare sui nostri passi e non ci resta che proseguire lungo il sottilissimo filo dello spigolo. Questo ad un certo punto diviene pianeggiante e largo non oltre i 15-20 cm, per cui dobbiamo procedere stando a cavalcioni con le gambe a penzoloni nel vuoto. Il baratro alla nostra destra è impressionante, mentre a sinistra le pendenze sono meno accentuate, ma comunque impraticabili. Superati questi 10 metri di cresta pianeggiante, riprendiamo a salire per balze e gradini rocciosi, sempre molto esposti ma su spigolo più ampio. Le difficoltà tecniche non vanno oltre il I-II grado, ma la natura della roccia e l'esposizione accentuano la sensazione di pericolo. Ecco che ora ci si para davanti una lama troppo sottile per essere cavalcata, per cui dobbiamo superarla tenendo le mani sulla lama ed i piedi in aderenza sul lato sinistro della cresta, sfruttando una serie di piccole tacche per i piedi. Pochi metri e torniamo su terreno più agevole. L'omino di vetta è già visibile, ma occorrono pazienza ed esperienza per muoversi lungo la cresta, ora meno ripida e nell'ultima parte addirittura appoggiata e meno impegnativa. Ancora qualche metro su facile cresta camminabile ed eccoci al cospetto dell'ometto di vetta. Scendiamo ora verso destra, ossia verso Sud-Est (è possibile anche proseguire dritti e scendere in direzione Nord-Est verso il rifugio Tagliaferri) lungo una ripida costa parzialmente erbosa e poi pietrosa facendo bene attenzione solo ad un salto roccioso verticale, aggirabile sulla destra, poco distante dall'ometto di vetta) seguendo una evidente costa che si abbassa ripidamente verso il Passo dei Lupi. Per arrivare a detto passo, occorre seguire fedelmente il crinale che presenta balze erbose intervallate a qualche innocua roccia, ma la forte pendenza rende il tutto più delicato. Arrivati al Passo dei Lupi, proseguiamo dritti in direzione dell'evidente crestina rocciosa (Nord-Ovest) della Cima dei Lupi o Cima al Passo dei Lupi che cerchiamo di non abbandonare mai, anche se in un paio di punti sembrerebbe più agevole spostarsi verso sinistra per balze e cenge. Si tratta di un percorso su buona roccia privo di reali difficoltà e limitate pendenze, tranne in un punto caratterizzato dalla presenza di un bel diedro verticale che richiede buona tecnica su roccia per essere superato (3 metri; II grado superiore), ma che può essere aggirato sulla sinistra per placca appoggiata. Oltre il diedro le difficoltà tornano abbordabili anche se è comunque richiesto un passo sicuro e l'uso di mani. Dopo un tratto pianeggiante, affrontiamo una nuova salita, sempre per roccette e gradoni, andando a cercarci la via che più ci aggrada fino alla sommità erbosa dove si trova l'ometto di vetta.
Discesa Per
non farci mancare nulla, ridiscendiamo al Passo dei Lupi (esiste anche
la
possibilità di scendere dalla parte opposta a quella di salita per poi
traversare verso sinistra su incerto e ripido terreno erboso e
strette cenge, fino a risalire sulla crestina fatta in salita oltre il
diedro) e da lì risaliamo al Monte dei Solegà lungo la ben più
abbordabile dorsale Sud-Est (appena fatta in discesa), tra ripide balze erbose alternate a facili
roccette rotte. Dalla cima scendiamo
ora lungo la terza cresta di questa montagna: quella in direzione
Nord-Est. Dopo
i primi facili metri, un salto verticale semiroccioso ci sbarra la
strada. Meglio aggirarlo sulla destra per gradini erbosi. Arrivati alla
sua base, proseguiamo fecilmente per ripido pendio erboso, stando
vicini al ripido fianco roccioso alla nostra sinistra. Al termne della
discesa ci troviamo ad una ampia sella dove incrociamo il sentiero n.
321 proveniente dal rifugio Tagliaferri (da destra) e che prosegue
verso sinistra verso il Passo di Belviso. Pieghiamo quindi a sinistra e
con comodo sentierino che taglia i ripidi fianchi del Monte dei Solegà
alla nostra sinistra, con alcuni saliscendi torniamo al passo e da lì
scendiamo verso la diga del Gleno e poi a Pianezza lungo il tracciato
già seguito all'andata.
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