| Descrizione generale
Il Pizzo del Vento è una modesta montagna posta appena a Nord della linea di confine tra le province di Bergamo e Sondrio, poco a Est del valico di Passo San Marco. La sua caratteristica principale è quella di possedere una breve e sottile cresta meridionale, parzialmente rocciosa, che viene facilmente percorsa partendo dalle vicinanze della Bocchetta di Budria. Quest'ultima mette in collegamento le province suddette e si trova a settentrione del rifugio Balicco, posto in alta Val Brembana. Molto bello il panorama che è possibile ammirare dalla sua cima, specialmente sulla lunga dorsale che dal Passo San Marco si sviluppa ad Est fino al Monte Tartano, passando dal Pizzo della Segade e dal Monte Fioraro. Saliremo anche il facile Monte Azzaredo, nelle immediate vicinanze della Bocchetta di Piedivalle, per poi scendere a valle lungo un tratto della Via delle Casere, piacevolissimo itinerario che attraversa queste zone, passando per una serie di baite presso le quali vengono prodotti i latticini ottenuti dagli ampi pascoli sopra Mezzoldo. Escursione nel complesso semplice e di limitato sviluppo, che necessita solo di un minimo di attenzione nelle brevissima crestina finale per il Pizzo del Vento.
Descrizione percorso
Risaliamo la Valle Brembana fino a Mezzoldo. Ai piedi della salita che porta al Passo di San Marco, in località Riva, si trova il rifugio Madonna delle Nevi. Qui lasciamo l'auto e ci incamminiamo lungo il sentiero n. 111 che in questo tratto coincide anche con il 124. Una palina ci indica la direzione corretta per il Bivacco Zamboni ed il rifugio Balicco dai quali dobbiamo passare. Saliamo camminando a fianco del fiume Brembo che qui è stato imbrigliato in un ampio alveo di massi e cemento. Il sentiero poco dopo si inoltra in un boschetto misto che attraversa alcune radure. Ad una palina deviamo verso sinistra seguendo il sentiero n. 124. Questo si inerpica ripido in un fitto bosco di abeti rossi e bianchi. In breve passiamo da una bella e spartana baita in legno e pietra aperta a tutti. Ci troviamo nella foresta del Casù, in parte danneggiata da attacchi di bostrico, con ampie zone di alberi morti o abbattuti. Usciti dal bosco ci troviamo davanti alla stazione a monte di una teleferica per il trasporto di legname, dalla quale ci godiamo un'ampia vista sulla valle sottostante ed i monti attorno a noi. Proseguiamo ora per prati e pascoli puntinati da abeti. Una palina ci indica la direzione corretta. Passiamo nei pressi di una casera poco discosta dal sentiero verso sinistra. Saliamo per tornantini erbosi fino alla Baita Arletto dalla quale ci godiamo ancora una volta il panorama. Poco dopo il sentiero riprende a salire, ma per poche decine di metri. Ora affrontiamo un comodo sentiero in falsopiano a mezzacosta. Dopo un'altra breve salita eccoci al cospetto del rifugio Balicco preceduto da tre grandi ometti di pietra e da una installazione artistica raffigurante una sagoma umana seduta. Il rifugio si trova in una idilliaca conca tra ruscelli e ripiani erbosi. Lo superiamo lasciandolo alla nostra sinistra per proseguire verso il vicinissimo e spartano bivacco Zamboni (1995 metri di quota su alcune mappe; 2007 metri sulla palina fuori dal bivacco stesso). Dal bivacco ora, imbocchiamo il sentiero n. 101 verso sinistra (viso al bivacco) e saliamo per prati fino ad un lungo muretto a secco. Costeggiamo il muretto a secco verso sinistra. Superiamo un grande ometto di pietra. Poco dopo sul terreno si trova una pietra con l'indicazione per la soprastante Cocchetta di Budria, ben visibile da qui. Saliamo il ripido valloncello erboso sotto la bocchetta seguendo una ripida e labile traccia. Giunti allo stretto intaglio, dove un ometto di sassi ci accoglie, ben visibile davanti a noi ecco l'appuntita vetta del Pizzo del Vento, con la sua sottile crestina Sud. Scendiamo quindi lungo un sentierino pietroso che si sposta vesro Ovest, attraversando una pietraia, per poi scendere diretto alla base della suddetta cresta. Qui vediamo un bel ometto di sassi che ci indica l'inizio della breve salita finale. Il percorso non è segnalato, ma è sufficiente restare sul filo della cresta per non sbaglare. Non esistono difficoltà di sorta, solo qualche semplice roccetta da rimontare e qualche gradino roccioso frammisto a tratti erbosi. Occorre però prestare un minimo di attenzione alla lieve esposizione. L'ultimo tratto di salita si svolge per comoda crestina erbosa fino allo striminzito ometto di vetta dove qualcuno ha lasciato un tenero pupazzetto di peluche. Ridiscendiamo alla base della cima per poi risalire alla bocchetta di Budria. Da qui torniamo, per lo stesso itinerario, al Bivacco Zamboni, dove ci godiamo una meritata pausa. Rprendiamo il cammino seguendo il sentiero n. 101. Ci dirigiamo verso un'ampia conca pietrosa chiusa dalle pendici del Monte Azzaredo Meridionale all'estrema destra e dal Monte Tartano all'estrema sinistra. Alla sinistra del Monte Azzaredo Meridionale è ben evidente la Bocchetta di Piedivalle, nostra prossima meta. Da qui, verso sinistra parte una lunga, articolata e divertente crestina rocciosa che passa dal Monte Azzaredo Settentrionale e poi dal Monte Tartano, da questo, poi, degrada più agevole fino alla Bocchetta di Budria. Giunti nella conca petrosa, chiamata apparato morenico di Azzaredo-Casù; si tratta dei resti di un antica pietraia nei cui interstizi tra le rocce si trovava del ghiaccio perenne (Rock Glacier); tali rocce assumono una disposizione a semicerchio a causa dello scivolamento favorito dal ghiaccio, creando delle formazioni particolari, ben visibili dall'alto. Attraversata la pietraia, iniziamo la breve ma ripida salita alla Bocchetta di Piedivalle, lungo alcuni tornantini erbosi, frammisti a pietre. Presso la bocchetta, quotata 2112 Mt., troviamo una palina. Ora andiamo a destra e per facili passaggi tra balze erbose e qualche elementare roccetta, in pochi minuti eccoci sulla cima del Monte Azzaredo, dove un ometto di sassi e la fotografia a ricordo di un escursionista ci attendono. Bello il panorama sulla zona appena percorsa e su quella che ora andremo a percorrere, scendendo lungo il versante opposto della Bocchetta di Piedivalle.
Discesa
Torniamo allora alla boccehtta e scendiamo verso destra per comodo sentierino fino ad arrivare ad un ampio pianoro prativo che dobbiamo attraversare facendo attenzione alle zone umide in cui si sprofonda facilmente. Camminiamo quindi sulla morbida ed umida erba fino al torrente sul lato opposto del pianoro. Attraversiamo il corso d'acqua e risaliamo brevemente fino ad una vicina baita rimodernata, posta sulla destra del sentiero (Baita Pian Val). Ritorniamo poi sul sentiero e proseguiamo seguendo le indicazioni di una palina per il Laghetto di Cavizzola ad una ventina di minuti di cammino. Il sentiero prosegue agevole etranquillo in mezzacosta lungo i pendii prativi alla nostra sinistra. Arrivati al piccolo laghetto tra le rocce, una palina ci segnala di proseguire lungo il sentiero n. 111 per la Casera Siltri a 30' di marcia. Superiamo una fontana sulla sinistra. Proseguiamo in discesa per prati fino ad una breve risalita del sentiero che qui è costeggiato da una palizzata di fil di ferro. Scendiamo poi ad una baita (Baita Casera) posta a 1800 metri di quota. Una palina ci invita a proseguire. Arrivando così alla Casera Siltri, preceduta da un abbeveratoio e da un bel pascolo semipianeggiante. Dalla casera andiamo a destra, come da palina in luogo, seguendo il sentiero n. 111 per il rifugio Madonna delle Nevi dato ad 1 ora di discesa. Puntiamo ad un sottostante bosco di larici, nel quale in breve entriamo. Scendiamo facendo attenzione a non smarrire i bolli. Il bosco ora diviene misto di abeti e larici. Il sentiero poi attraversa alcune radure cespugliose. Eccoci ora davanti al primo guado da superare. Poco dopo usciamo dal bosco e ci troviamo sopra ad un grande prato, costeggiato dal bosco sulla sinistra. Scendiamo fino ad un secondo ben più ampio guado. Poi risaliamo fino ad una baita sulla destra del sentiero. Qui ora procediamo in discesa tra boasco e radure accompagnati alla nostra sinistra dal fragoroso fiume Brembo (ramo di Mezzoldo). Superiamo il bivio che abbiamo imboccato durante l'andata per il sentiero n. 124 e restiamo sul nostro n. 111 fino all'ormai prossimo rifugio Madonna delle Nevi e da qui in breve all'auto. |