| Descrizione generale Tra
la cima del Monte Vaccaro, meta frequantata e di facile raggiungimento
anche nella stagione invernale, e l'antecima del Monte Secco con la sua
bella ed alta croce di metallo, si sviluppa una estetica e divertente
cresta. Tale cresta risulta facilmente percorribile e molto
remunerativa in assenza di neve, ma diviene un poco delicata nella
stagione invernale, anche se la neve ne amplifica notevolmente il
fascino e la soddifazione di chi la percorre. A circa metà di questa
cresta, sulla sinistra si stacca una breve e ben più abbordabile
dorsale che in pochi minuti, dopo una breve discesa ad una sella erbosa
ed una altrettanto breve risalita, porta sulla cima erbosa e
tondeggiante del poco conosciuto Mote Forcella. In questa escaursione
adremo a salire prima il battuto Monte Vaccaro e poi il suddetto Monte
Forcella. Scenderemo poi dal versante Sud-Ovest di quest'ultimo per
raggiungere la piccola altura della Madonna del Simet su cui è eretto un monumento, per
poi tornare verso il rifugio Vaccaro e da qui al punto di partenza.
Camminata adatta alla maggior parte degli escursionisti, priva di reali
difficoltà o tratti delicati, anche nella stagione invernale, salvo
particolari condizioni del manto nevoso. Panorami molto belli,
sopratutto sul roccioso gruppo del Fop e del Secco.
Descrizione percorso
In auto risaliamo la Valle Seriana fino al bivio tra Clusone ed il Passo della
Presolana a destra e Valbondione a sinistra. Andiamo a sinistra e dopo
poche centinaia di metri saliamo ripidi verso sinistra per il paesello
di Parre (terra di produzione degli scarpinocc, un tipico e gustoso
tipo di ravioli). Arrivati davanti alla chiesa del paese, andiamo a
destra eseguiamo strada in salita fino a dove possibile. Al termine di
questa ci troviamo in località Campella. Qui, una bella bacheca riporta
i sentieri e i monti della zona. Seguiamo a destra e parcheggiamo nei
pressi di una piccola isola ecologica. A piedi scendiamo lungo una
strada asfaltata con divieto alle automobili. In fondo ad un
valloncello, superate un ponticello e iniziate a salire, sempre su
asfalto, fino ad incontrare una freccia che indica la mulattiera
sassosa per il rifugio del Monte Vaccaro. Si entra in un bosco
camminando su ciottoli e gradini sassosi con moderata pendenza. Dopo
circa 30 minuti sbucherete, nei pressi di una vecchia baita con alcuni
cavalli, su una stradina asfaltata. Seguite l'asfalto in salita per
circa 10 minuti, superando alcune belle baite ristrutturate fino ad
arrivare alla bella chiesetta di Sant'Antonio (40-45' dalla partenza).
Lasciate la chiesa alla vostra destra e proseguite lungo la strada in
salita per un paio di tornanti. Quando il percorso lo consente,
prendete a destra e tagliate lungo i pascoli salendo fino a sbucare
nuovamente sull'asfalto nei pressi di una sbarra che chiude la strada.
Superate la sbarra e proseguite dritti fino ad incontrare i primi rari
abeti. Il percorso perde pendenza e attraversa una bella fascia boscosa
di abeti e faggi. Riprende poi a salire e giunge dinanzi ad un capanno
– mimetizzato dalle piante – adibito ad osservatorio faunistico
dall'Università di Milano (Roccolo Alvit, 1380 Mt.). Qui un tornante piega a sinistra e poco dopo
si raggiunge la prima baita del monte Vaccaro (1412 Mt.) con vicino
tavolo e panche, nei pressi della quale si trova una bella pozza con
vista sulla Presolana ed una fontana-abbeveratoio. Il panorama si fa
bello ed ampio. Dopo pochi minuti tra pascoli, si raggiunge la seconda
baita (1496 Mt.) posta sotto le pendici del monte Vaccaro. Da qui,
andando verso sinistra, in pochi minuti quasi pianeggianti si arriva al
rifugio del Monte Vaccaro (1519 Mt.). Noi invece proseguiamo dritti
verso l'alto sempre lungo l'evidente stradina sterrata. Giunti ad una
palina, ad un cartello indicante il Parco delle Orobie e ad una nuova
pozza d'acqua (a circa 1650 Mt.) svoltiamo nettamente a
destra verso l'evidente dorsale del Vaccaro. In questi paraggi sorge
anche la terza baita del Vaccaro. Saliamo comodi e senza troppa fatica
fino alla dorsale stessa. Qui una freccia in legno ci indica a destra
verso il basso il giro delle baite del Secco, ma noi la ignoriamo. Da
qui seguiamo fedelmente, invece, il filo erboso verso sinistra che, con
una certa costante e marcata pendenza, ci porta all'ampia e allungata
vetta del Monte Vaccaro, tra balze erbose e qualche pietra affiorante,
ma senza la minima difficoltà. Sulla cima troviamo una piccola croce in
ferro, una seconda croce poco più avanti ed un curioso alberello in
ferro più avanti ancora.
Dopo aver goduto del bel panorama dalla cima del Vaccaro, proseguiamo
l'escursione seguendo la lunga dorsale davanti a noi. Camminiamo quasi
in piano, senza fatica, ma facendo attenzione alle eventuali cornici
verso destra. Poco oltre il crinale inizia a salire leggermente, ma per
pochi metri. Seguono ora una serie di comodi saliscendi, privi di
difficoltà. Solamennte in un paio di punti le pendenze aumentano, ma si
tratta di brevi tratti. Ad un certo punto, invece ci troviamo di fronte
ad un lungo tratto in salita, sempre sul crinale. Quasi al termine di
questo, sulla sinistra si stacca, bene evidente una dorsale secondaria
che scende ad una vicina selletta erbosa. Deviamo quindi verso
sinistra, seguendo tale dorsale fino alla selletta. Da questa
riprendiamo a salire, sempre sul filo di questa semplice cresta fino ad
arrivare, dopo uno strappo abbastanza ripido, sulla cupola erbosa del
Monte Forcella. Nessun ometto ci attende e si fatica a capire quale sia
il punto più elevato della sommità su cui ci troviamo. Bellissimo il
panorama verso il gruppo del Secco e del Fop.
Discesa Scendiamo
ora dalla parte oppsta a quella di salita, lungo l'ampio e non troppo
ripido versante meridionale. Scendendo facciamo attenzione a non
spostarci troppo verso sinistra. Inizialmente stiamo sull'ampio costone
erboso, poi man mano perdiamo quota, ci spostiamo verso destra.
Entriamo in un tranquillo vallone tenendo come punto di riferimento una
ampia pozza d'acqua sotto di noi. Arrivati al termine della discesa,
fatta senza un percorso obbligato, proseguiamo con alcuni saliscendi
fino alla pozza e da qui al vicino ampio sentiero che proviene dalla
zona del rifugio Vaccaro; sentiero che abbiamo abbandonato per salire
al Monte Vaccaro. Seguiamo tale sentiero, in realtà si tratta di una
strada sterrata che serve gli alpeggi della zona, verso destra.
Dolcemente perdiamo quota e ci dirigiamo verso la Baita Forcella, ben
visibile poco dopo sotto di noi. Per arrivarci compiamo un ampio giro
in senso antiorario. Poco distante dalla baita si vede un dosso erboso
sormontato da un monumento in pietra dedicato alla Madonna: si tratta
della Madonna del Simet. Per salirci seguiamo la breve, evidente e poco
ripida dorsale davanti a noi. Pochi minuti di salita ed eccoci al
cospetto del monumento suddetto. Dopo aver riposato un poco e guardato
il panorama, torniamo alla baita Forcella e da qui ripercorriamo
il tracciato già fatto fino alal pozza e da qui scendiamo senza fatica
fino ad oltrepassare il poco distante dal sentiero rifugio Vaccaro.
Sempre sul medesimo tracciato sterrato proseguiamo fino ad Alino e da
qui a Parre come all'andata.
|