Pizzo Baciamorti, Monte Aralalta, Monte Sodadura, Monte Cantarso, Cima di Piazzo

 
Zona montuosa Alpi Orobie
Località  di partenza Loc. Capo Foppa di Quindicina - Taleggio (BG)
Quota partenza 1290 Mt. Quota di arrivo 2009 Mt. Pizzo Baciamorti
2006 Mt. Monte Aralalta
2010 Mt. Monte Sodadura
1896 Mt. Monte Cantarso
2057 Mt. Cima di Piazzo
Dislivello totale 1300 Mt. con i numerosi saliscendi
Sentieri utilizzati n. 153, 101, 103, 120
Ore di salita 2 h. per il Baciamorti
altri 5' per l'Aralalata
1 h. in più per il Sodadura
1 h. in più per il Cantarso
altri 45' per la Cima di Piazzo
Ore di discesa 3 h.
Data di uscita 17/05/2025 Giudizio sull'escursione Bella
Sass Baloss presenti Omar Difficoltà E, breve tratto EE per il Monte Cantarso
Condizioni climatiche e dei sentieri

Giornata che è iniziata luminosa e fresca, per concludersi con un rapido temporale nel pomeriggio inoltrato, quando ormai la camminata era quasi terminata. Sentieri ben segnalati, tranne per la salita al Monte Cantarso. Quest'ultima è risultata priva di indicazioni, con una labilissima traccia e con qualche bollo sbiadito solamente nella parte finale.

Eventuali pericoli
Nessuno.
Presenza di acqua
Potrete trovare da al rifugio Nicola e al rifugio Gherardi. Nessuna potabile fontana si trova lungo il percorso.
Punti di appoggio
Troveremo una baita poco prima del Passo di Baciamorti (1 h. dalla partenza); poche decine di metri sotto la cresta che sale al Pizzo Baciamorti si trova un'altra baita con un grande comignolo rosso; alla bocchetta Regadur si trova una capanna privata (Baita Regina) con bella veranda; dirigendosi verso il Monte Cantarso, troveremo la Casera di Piazzo; prima della salita finale alla Cima di Piazzo incontriamo il rifugio Cazzaniga-Merlini e il rifugio Nicola. Durante il ritorno all'auto, passeremo nuovamente dal rifugio Nicola. Scendendo verso i Piani di Artavaggio passeremo dalla Baita Moie. Più avanti ecco una baita in pietra poco sopra il nostro sentiero. In fine transiteremo nei pressi del rifugio privato Cesare Battisti e poco dopo dal rifugio Gherardi.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Nulla.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Tra la Cima di Piazzo e il Monte Sodadura si trova una cimetta selvaggia, pochissimo frequetata e ancor meno conosciuta, il Monte Cantarso (nominata e quotata su alcune carte), che si innalza (per così dire..) da un vallone tra le due cime suddette. Di belle forme calcaree nella parte sommitale, presenta un semplice percorso di salita ma che non è segnalato né tracciato, per cui regala all'escursionista alla ricerca di vette fuori dai soliti itinerari, sicure emozioni e piccole piacevoli soddisfazioni. Per rendere l'escursione più interessante, conviene accoppiare al Monte Cantarso, la bella cavalcata lungo la dorsale che inizia dal Passo Baciamorti, arriva al Pizzo omonimo, prosegue al vicino monte Aralalta, continua con la salita del Monte Sodadura e alla dirimpettaia Cima di Piazzo, realizzando così una bella camminata di lungo sviluppo, ma limitato dislivello, panoramica e mai noiosa, in un ambiente di media montagna solivo ed aperto.
Descrizione percorso
Giunti a San Giovanni Bianco, in Val Brembana, si prende a sinistra per la bella Val Taleggio. Arrivati a Pizzino, poco prima del paese, si devia a destra (indicazioni per il rifugio Gherardi) lungo una stretta strada asfaltata che porta alla isolata località di Quindicina dove, poco oltre, termina la strada (loc. Capo Foppa). Qui si parcheggia e si inizia a camminare lungo una ripida stradina cementata seguendo le indicazioni del sentiero n. 153. Ignoriamo il vicinissimo bivio a sinistra per il rifugio Gherardi e procediamo dritti verso il Passo di Baciamorti. Dopo i primi minuti fatti su stradina ripida la pendenza diminuisce fino a procedere su terreno pianeggiante. Al successivo bivio, dopo circa 15 minuti dall'auto, si scende verso destra (indicazioni su un grosso masso per il passo Baciamorti), abbandonando la strada che sale verso sinistra al rifugio Gherardi. Scesi pochi metri, si entra nel bel bosco di faggi prendendo il sentiero a sinistra, abbandonando l'ampia strada sterrata che procede in discesa. Si cammina ora in questa rilassante faggeta su saliscendi molto rilassanti. Giunti ad un appostamento di caccia, si piega verso sinistra, evitando di raggiungere il capanno (specie durante le stagioni venatorie...), si sale pochi metri per discendere subito dopo. Si procede in mezzacosta su un piccolo sentierino, protetto da una staccionata in legno, che in breve perde quota e si ricongiunge al sentiero originale che si segue verso sinistra. Attraversiamo un primo valloncello al cui centro si trova una piccola pietraia per poi rientrare nel bosco. Continuiamo nel bosco fino al suo termine improvviso all'interno di un secondo valloncello erboso che si attraversa passando ancora su una piccola pietraia (indicazioni su un masso spezzato, 45' dall'auto). Ora siamo su prati aperti e puntiamo ad una baita isolata (Baita Baciamorti, 1453 Mt.) sul cui muro vi è l'indicazione per il Pizzo Baciamorti (50' dal parcheggio). Passiamo dietro alla baita e continuiamo tra prati e cespugli di lamponi e maggiociondoli fino ad arrivare al poco lontano Passo di Baciamorti (1540 Mt.). Da qui si segue verso sinistra la lunga crestona erbosa che in circa 45 minuti conduce all'omonima vetta ornata da una bella madonnina. Il percorso è agevole e panoramico, con il lato sinistro erboso che scende verso valle dolcemente, mentre il versante destro è più dirupato, cespuglioso e ripido. Giunti in vetta (2009 Mt.), si prosegue lungo la dorsale che in pochi minuti porta alla cima del Monte Aralalta (2006 Mt.); in realtà non ci si accorge quasi di arrivare a questa vetta (solo una piccola croce di ferro segnala il punto della vetta) che è di poco più bassa della precedente e collegata a questa da un tratto quasi pianeggiante. Ora si scende, rimanendo più vicini possibile alla linea della cresta. Arrivati ad un ampio pianoro (15' dalla cima), dove è presente anche la poco distante baita Cabretondo (o Campo Rotondo; 1869 Mt.), lo si attraversa rimanendone sul suo margine destro per giungere al suo termine e entrare in un breve tratto in mezzacosta sul versante che guarda alla Val Brembana del pendio e che ci porta ad un piccolo intaglio. Da qui si prosegue sul versante della Valtaleggio fino alla Bocchetta di Regadur che si raggiunge in altri 10-15' di cammino (capanna privata nei pressi). Alla bocchetta (1853 Mt.) alcune paline ci indicano la direzione per il rifugio Cazzaniga che seguiamo (sentiero 101). Camminiamo su terreno in saliscendi, passiamo un grande abbeveratoio e proseguiamo fino alla bocchetta (o passo) di Sodadura (30- 40' dalla bocchetta Regadur) sotto l'omonima cima. Saliamo ora l'evidente e ripida costa sassosa su terreno friabile e monotono. In breve eccoci al cospetto della Madonnina e della croce di vetta. Scendiamo ora dal versante che guarda verso la Cima di Piazzo. Con qualche minima attenzione in alcuni punti sdruciolevoli e con qualche balza sassosa questa costa ci conduce senza probemi nei pressi del rifugio Nicola. Da qui,senza andare al rifugio puntiamo alla vicina, evidente e facile cresta della Cima di Piazzo. Dalla sella che precede la dorale, andiamo a destra lungo un ampio sentiero che conduce verso Valtorta (sentiero n. 103). Scendiamo brevemente fino ad una isolata baita (Baita di Piazzo) sulla destra, abbandonando il sentiero. Da qui imbocchiamo un invitante valloncello cosparso di massi poco sotto la baita. Ci muoviamo senza sentiero ed indicazioni, ma tenendo ben presente la cima del Monte Cantarso davanti a noi, poco accentuata, ma evidente. Prsoeguiamo tenedo la destra del valloncello fino ad arrivare ad una selleta sopra al valloncello stesso. Qui andiamo a sinistra seguendo la facile dorsale erbosa. Saliamo fino ad una prima sommità per poi scendere in modo disagevole verso un secondo valloncello. Da questo puntiamo alla suo margine destro (salendo) dal quale iniziamo a seguire la linea di cresta ricca di fastidiosi mughi. Serpeggiando tra questi proseguiamo verso la cimetta rocciosa visibile davanti a noi. Qui rintracciamo qualche bollo rosso che ci aiuta a proseguire tra i mughi. Eccoci ora ad un gradino roccioso che saliamo con un paio di passaggi elementari su roccia per poi ritrovarci ancor tra i mughi. Poche decine di metri ed eccoci a camminare su placche rocciose calcaree leggermente inclinate, facendo attenzione ad un paio di spaccature nelle rocce stesse. Ultimi metri ed eccoci al cartello di vetta rosso fiammante con nome della cima e quota. Ripercorriamo a ritroso il medesimo percorso fino alla Baita di Piazzo e da lì alla bocchetta da qui parte la costa per la Cima di Piazzo. Rimontiamo tale costa. Dopo un primo tratto erboso molto ripido ci troviamo davanti ad un salto roccioso di 2-3 metri che viene aggirato verso sinistra per tornare subito lungo la linea della cresta erbosa che seguiamo fino alla madonnina di vetta senza nessuna difficoltà (30' dalle vicinanze del rifugio Nicola), sempre per ripidi prati.

Discesa
Ridiscendiamo alla stessa sella, lungo un percorso più agevole che in senso antiorario percorre i morbidi e panoramici prati di quedta cima. Dalla sella puntiamo al rifugio Nicola e da qui scendiamo verso i Piani di Artavaggio seguendo l'ampia sterrata che parte dal rifugio stesso. Prima di arrivare ai Piani di Artavaggio imbocchiamo un sentierino pianeggiante sulla sinistra che ci porta alla vicina Baita Moie. Da questa con un disagevole mezzacosta proseguiamo aggirando il costone erboso davanti a noi e da questo dobbiamo scendere a vista fino ad incrociare il sentiero sottostante che proviene dai Piani di Artavaggio e prosegue verso il rifugio Gherardi. Incrociato tale sentiero in falsopiano lo seguiamo verso sinistra. Lungo il tragitto possiamo avere la possibilità di ammirare il fondovalle sotto di noi con bellissimi scorci bucolici di prati, boschi e verdi vallate. In lontananza verso oriente è già visibile il piccolo rifugio Battisti al quale arriveremo con tranquillità e relax. In alcuni tratti il sentiero è perfettamente pianeggiante. Sempre in mezzacosta, entriamo in un boschetto di abeti, ne usciamo poco dopo e superiamo un abbeveratoio. Incontriamo anche un antico cippo di pietra indicante il confine con lo Stato di Milano. Sempre tra prati e pascoli, vallette e valloncelli, arriviamo in vista di una baita che raggiungeremo in qualche minuto. Prima dobbiamo, superare un altro boschetto per poi entrare in una zona in cui il tracciato attraversa vari valloni che scendono ripidi dall'alto, alcuni dei quali con piccoli corsi d'acqua, cascatelle e zone pietrose. Eccoci ora alla Casera Aralalta. Proseguiamo poi per prati fino al rifugio Battisti e da qui, in meno di 5 minuti scendiamo al rifugio Gherardi. Possiamo ora riprendere il percorso dell'andata, oppure, per avere una visione più ampia della zona, seguire l'evidente carrareccia che scende dal rifugio fino alla località Foppa e da qui all'auto in pochi minuti. Seguiamo quindi la strada agro-silvoforestale che porta con modesta pendenza verso sinistra. Attraversiamo una bella zona di pascoli ed una piacevole vista sui Monti Venturosa e Cancervo davanti a noi. Lasciamo sulla sinistra una cascina che vende prodotti agricoli ed iniziamo la discesa. Superiamo una seconda cascina dove si allevano asini e da qui la pendenza di discesa aumenta sensibilmente. Giunti nei pressi di un canneto recintato da una staccionata di legno, siamo ormai arrivati al termine della discesa. Poco dopo, verso sinistra si nota la Baita Piazzoletto a 1420 Mt.. Pochi metri ed eccoci al termine della discesa. Una freccia indica il parcheggio di Capo Foppa verso destra al quale arriviamo in pochi minuti, dopo una sbarra in ferro. Qui si trova un ampio spiazzo per parcheggiare auto.

Note
La salita al Monte Cantarso può essere effettuata prima di quella alla Cima di Piazzo, come nel nostro caso, oppure dopo, senza minimanente alterare le caratteristiche della camminata. Per latre info ed immagini sulla zona date un'occhiata alle relazioni del 16 novembre 2013 e del 7 marzo 2020. Con condizioni di neve stabile e battuta questa sarebbe una bellissima escursione invernale.
Commenti vari
Presso le cime del Baciamorti e dell'Aralalta sono state messe due paline con le rispettive quote di 2006 metri e 2003 metri. Evidentemente le altitudini dei monti cambiano negli anni...
   

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Madonnina al Pizzo Baciamorti

Vista dal Baciamorti sul percorso da fare

   

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Dall'Aralalta vista sul Baciamorti

Salita e discesa dal Sodadura

   

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Il Monte Cantarso visto scendendo dal Sodadura

Verso il Monte Cantarso

   

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Il saltino calcareo finale del Cantarso

Ormai in cima al Cantarso

   

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Omar sul Cantarso
Ultima vetta di giornata: la Cima di Piazzo