SPECIALE KENYA 2009-2010
"We passed the night without disturbance, and rose with the sun. Kenya peak glittered superbly in the sky..."
("Abbiamo passato la notte senza perturbazioni, e ci siamo svegliati con il sole. Il Monte Kenya splendeva superbo nel cielo...")
Dal diario di Halford John Mackinder, 26 agosto 1899
THE STATE OF KENYA
"Se fantasticate di essere in Africa, di dormire nella boscaglia circondati dalla natura selvaggia, oppure di camminare sotto l'immenso cielo africano insieme ai membri di una tribù, allora il Kenya è il paese che fa per voi. Incontrerete anche le bellezze della vita quotidiana in Africa: i matatu (minibus) kenyoti stipati che sbandano a tutta velocità per le vie di Nairobi; gli ambulanti che vendono le loro merci agli angoli delle strade; un camion carico di donne che cantano e ballano. Un posto troppo bello per restare a lungo ignorato."
Con queste parole la Lonely Planet introduce il Kenya nella sua pubblicazione dedicata a tutti gli stati del mondo. Effettivamente
questo stato ha qualcosa che è in grado di stregare le persone che lo visitano. Visitare il Kenya non significa stare qualche giorno tra Nairobi e Mombasa ma spingersi negli angoli più remoti del paese dove le persone conservano ancora le proprie tradizioni e la propria cultura.
Il nostro viaggio aveva scopi quasi esclusivamente alpinistici; era nostra intenzione raggiungere le tre vette del Monte Kenya (Nelion, Batian e Lenana). Purtroppo il meteo che abbiamo incontrato, nonostante fosse la stagione secca, non si è dimostrato favorevole ed ogni giorno ci ha regalato molta acqua, a volte condita con un bel temporale. A complicare ulteriormente le cose ci sono state le condizioni di salute del Bertoldo che, superati i 4000 Mt., ha iniziato a dare segni sempre più evidenti della sua vecchiaia che avanza.
Dopo aver sottoposto il povero Sasso ai dovuti esami in ospedale abbiamo deciso di chiudere il capitolo alpinistico e aprire quello culturale dedicando i giorni restanti alla visita del paese. Insomma è proprio il caso di dirlo (o meglio scriverlo): chiusa una porta se n'è aperta un'altra.
Il 31 dicembre abbiamo conosciuto un ragazzo italiano che da più di 10 anni vive in Kenya, inizialmente è approdato aiutando un vescovo nel difficile compito di condurre una missione al nord, poi di fatto si è innamorato di questa terra ed ora si occupa dell'installazione di pannelli solari in scuole ed abitazioni di qualche riccone sulla costa. Con Francesco è nata una bella amicizia al punto che siamo stati ospiti a casa sua per qualche giorno e con lui ci siamo divertiti parecchio.
Anche l'amicizia con Mike Rukwaro Mwai (mikeclimber2007@yahoo.it), nostro appoggio logistico per la spedizione alpinistica è aumentata quando con lui abbiamo organizzato un safari di 10 giorni. Un safari che non solo ci ha fatto vedere un bel po' di animali ma che ci ha mostrato
come ancora oggi, nel 2010, certe zone remote del pianeta possano essere messe in ginocchio da un temporale.
Siamo dovuti rimanere fermi per ben due notti in un piccolo villaggio
aspettando di poter attraversare un fiume in piena;
seduti sulla riva a guardare, ora dopo ora, l'acqua che molto lentamente
calava. Allo stesso tempo, molto lentamente, venivamo accolti dai Samburu
(popolazione del territorio dove eravamo) non più come turisti, ma come
amici uniti dalla stessa sorte.
Un'altra dimostrazione di come, avendo il tempo per integrarsi,
queste persone non abbiano pregiudizi.
MOUNT KENYA NATIONAL PARK
Questo parco nazionale è sorto intorno al
Monte Kenya che con le sue tre punte (Lenana 4985 Mt., Nelion 5188 Mt., Batian 5199 Mt.) rappresenta la seconda vetta più alta dell'Africa. Il parco fa parte del patrimonio dell'Umanità e della Biosfera dell'Unesco.
La punta Lenana si raggiunge attraverso un semplice trekking di alcuni
giorni reso impegnativo unicamente dall'alta quota. Per raggiungere la vetta della Nelion o della Batian invece bisogna salire delle vie d'arrampicata.
All'interno del parco sono presenti diversi campi dove è possibile trovare ospitalità per
la notte. Per accedere a questi rifugi è obbligatorio effettuare la prenotazione presso il Mountain Rock Lodge di Naro Moru (piccolo villaggio che si trova a pochi chilometri da Nanyuki).
All'interno del parco è possibile muoversi liberamente ma è buona cosa appoggiarsi a dei portatori/guide in quanto nei rifugi è disponibile unicamente un posto letto con delle coperte e chiunque intenda accedervi deve portare da valle tutto il necessario per cucinare oltre che i viveri stessi.
L'esplorazione del Monte Kenya inizia nel 1887 grazie al conte ungherese Samuel Teleki de Szek e
al topografo austriaco Ludwig von Hoehnel ma per la conquista della vetta bisognerà attendere il 1897 quando lo scozzese Halford Mackinder, in compagnia delle guide di
Courmayeur César Ollier e Joseph Brocherel, ne raggiunge la sommità.
Il 6 gennaio del 1929, Eric Shipton apre sulla parete sud-est della Punta Nelion uno degli
itinerari più belli dell'intero gruppo.
Un episodio degno di nota si svolse durante la seconda guerra mondiale sulle pareti del Monte Kenya. Felice Benuzzi (più volte compagno di scalata di Emilio Comici) nel 1943 era rinchiuso nel campo di prigionia inglese di Nanyuki. Felice scappò con due compagni di prigionia per scalare in Monte Kenya. Nessuno dei tre conosceva la storia alpinista della vetta che volevano raggiungere e uno di loro non aveva neppure mai scalato una montagna (infatti venne poi lasciato di guardia all'ultimo campo). Felice Benuzzi e Giuan Balletto (altrettanto forte arrampicatore) riuscirono a salire molto in alto aprendo di fatto un itinerario tecnicamente difficile con l'uso di attrezzatura ricavata dagli oggetti del campo (ci volle più di un anno per prepararla). I due furono bloccati da una placca di granito molto compatta. Prima di ridiscendere a valle e consegnarsi all'esercito inglese raggiunsero la Punta Lenana dove lasciarono una bandiera italiana ricavata da alcuni stracci. Il capitano responsabile del campo fu talmente impressionato dal gesto degli italiani che ridusse al minimo la punizione.
Il Monte Kenia è molto vicino alla linea dell'equatore.
SAFARI
Il termine "safari" deriva dallo swahili e significa "lungo viaggio". Scavando più a fondo nelle radici della parola scopriamo che ha origine dalla lingua araba, dove più semplicemente, "safar" significa "un viaggio".
Fino a non molti anni fa, in Africa, si era soliti intendere con safari le battute di caccia grossa.
Negli ultimi anni il turismo ha fortunatamente modificato quest'abitudine e al giorno d'oggi, con il termine safari, si intende un viaggio via terra con lo scopo di individuare e fotografare gli animali selvatici, dai piccoli uccelli ai roditori, dai grandi mammiferi ai pericolosi felini.
Purtroppo la caccia a questi animali non è ancora del tutto debellata,
benché sussistano grosse limitazioni e divieti, i safari "vecchio stampo" esistono ancora!
Per chi intraprende questo viaggio "armato" solo di macchina fotografica, il Kenya offre sicuramente un'ampia scelta di parchi nazionali nei quali trascorrere intere giornate alla ricerca dei "Big Five", ossia bufalo, elefante, leone, leopardo e rinoceronte.
Il nostro Safari inizia il primo giorno del 2010 da Nairobi. La partenza di mattina è un po' tragica a causa dei festeggiamenti della sera precedente che ci hanno fatto addormentare un po' tardi, comunque riusciamo a metterci in viaggio verso il Samburu National Park nel quale arriviamo poco prima del tramonto. La meta successiva sarà il lago Baringo, ottimo posto per campeggiare accanto agli ippopotami e vedere le aquile pescatrici. E' lungo questo tragitto che resteremo bloccati per due notti per poter attraversare un fiume in piena.
Poi ci dirigiamo verso il lago Nakuru stracolmo di fenicotteri, bufali e ottimo posto per l'avvistamento di rinoceronti.
L'ultima tappa del nostro safari è il Masai Mara National Park, forse il più famoso e frequantato del Kenya. Qui abbiamo avvistato i pochi animali che ancora mancavano all'appello ed abbiamo avuto la possibilità di rivedere gli altri. Verso sud questa riserva non termina ma sconfina in Tanzania nell'altrettanto famoso Serengeti National Park.
Dopo aver trascorso tutta la vacanza tra trekking e safari percorrendo strade polverose, dormendo in qualche scomoda tenda (i sontuosi lodge
non facevano per noi!) e facendo rare docce non potevano mancare alcuni
giorni di relax sulle spiagge del sud per poter concludere al meglio
questo bel viaggio!
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