| Zona montuosa |
Alpi Orobie |
Località di partenza |
Loc. San Simone - Valleve (BG) |
| Quota partenza |
1670 Mt. |
Quota di arrivo |
2279 Mt. - il Monte Moro
2314 Mt. - il Monte Gavet
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| Dislivello totale |
1600 Mt. compresi i saliscendi
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Sentieri utilizzati |
n. 101, 116 |
| Ore di salita |
3 h. per il Monte Gavet
altri 30' per il Monte Nero
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Ore di discesa |
2 h. 30' |
| Data di uscita |
29/06/2024 |
Giudizio sull'escursione |
Discreta |
| Sass Balòss presenti |
Omar |
Difficoltà |
EE |
| Condizioni climatiche e dei sentieri |
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Tempo discreto. Sentieri ben segnalati ed evidenti fino al Passo di Lemma. Da qui il percorso diviene più incerto, ma comunque segnato lungo la discesa in Val di Lemma. Giunti all'altezza di un paio di baite (che non raggiungiamo), dobbiamo abbandonare la traccia segnata e salire verso destra lungo un ripido pendio che risulta privo di bolli ed evidenti tracce di passaggio (solo qualche raro e sbiadito bollo può essere rintracciato da un occhio attento e paziente...). I bolli tornano visibili, con qualche ometto, nella parte alta della risalita, e proseguono fino alla sella tra il Monte Moro a destra ed il Gavet a sinistra. Lungo la salita al Gavet, la traccia bollata resta a tratti lontana dalla cresta Sud, più impegnativa in alcuni passaggi, che noi invece abbiamo percorso fedelmente. La salita al vicino Monte Moro non è bollata ma piuttosto logica e sicuramente semplice.
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| Eventuali pericoli |
| Attenzione al tratto iniziale della risalita dalla Val di Lemma verso la diroccata Baita Preda: qui le pendenze sono elevate ed il terreno piuttosto scivoloso, con erba alta che nasconde buche e sassi. Un minimo di attenzione lungo la crestina Sud del Monte Gavet, in special modo in un punto roccioso particolare (comunque aggirabile con attenzione sulla sinistra), che richiede cura ed esperienza poiché un paio di impegnativi massi rocciosi rossastri chiudono il filo di cresta ed occorre salirvi e cavalcarli per poter proseguire. |
| Presenza di acqua |
| Potrete trovare acqua presso il ristoro Baita del Camoscio dopo circa 30 minuti dalla partenza da San Simone. Scendendo in Val di Lemma, veniamo accompagnati da uno scrosciante ed allegro torrente (Torrente Val di Lemma) dal quale ho attinto a piene mani. |
| Punti di appoggio |
| Il suddetto ristoro Baita del Camoscio ed alcuni edifici nelle sue vicinanze. Poco dopo l'inizio della discesa in Val di Lemma, supereremo la Casera Alta di Lemma, posta a 1980 Mt. e dalla quale ripasseremo al ritorno. Prima di iniziare la salita senza traccia dalla Val di Lemma si vedono un paio di edifici con il tetto di lamiera presso i quali è possibile ripararsi. Più in alto, passeremo da alcuni ruderi di baite in pietra (baita Preda). |
| Materiale necessario oltre al tradizionale |
| Nulla. |
| Caratteristiche dell'escursione |
| Descrizione generale
A Nord del Passo di Lemma, in alta Valle Brembana, si sviluppa la bella e selvaggia Valle di Lemma, completamente in territorio valtellinese. Lungo i fianchi orientali di questa si innalzano alcune cime pochissimo frequentate e con sentieri inesistenti, oppure ormai abbandonati. Tra queste troviamo il Monte Gavet ed il Monte Moro che fanno parte di una lunga catena che a Sud inizia con la Cima di Lemma, prosegue con il bel Pizzo della Scala, a cui seguono il Monte Moro ed il Gavet e temnina a Nord con il Dosso Tacher. In questa piacevole e non troppo faticosa escursione, dal dislivello medio, andiamo a salire i suddetti Monti Gavet e Moro certamente non diffcili, ma nemmeno banali, in special modo il primo dei due che viene salito lungo la sua breve ma divertente cresta Sud. Il Monte Moro risulterà molto più facile e quasi insignificante, ma da entrambi avremo un panorama molto bello. La camminata è comunque destinata ad escursionisti abituati a muoversi anche su terreno non segnalato e richiede un minimo di capacità di individuare la via corretta anche in assenza di punti di riferimento evidenti.
Descrizione percorso
Saliamo lungo la Valle Brembana fino a San Simone, semi abbandonata località sciistica che un tempo era ben frequentata, ma ora è caduta quasi in rovina. Dal piazzale degli alberghi saliamo lungo l'ampia strada sterrata che porta al ristoro Baita Camoscio e che presenta una regolare pendenza decisamente tranquilla. Arriviamo in vista del ristoro e passiamo accanto ad una cabina dell'ENEL su cui si trovano delle indicazioni per il Passo di Tartano (venti minuti dal parcheggio). Da qui, lasciando il ristoro alla nostra sinistra, proseguiamo verso una baita poco più in alto e proseguendo lungo l'evidente ampio sentiero 116 giungiamo nei pressi di una seconda baita. Molto bello il panorama alle nostre spalle e sopra le nostre teste (monti Pegherolo e Cavallo, con passo di San Simone e la Cima dei Siltri). Poco dopo eccoci all'incrocio con il sentiero n. 101 (palina con segnalati tra l'altro anche il Passo del Tartano ad 1 ora e 15 minuti, ma serviranno qualche decina di minuti in più) che seguiamo verso destra. Ora il tracciato procede quasi pianeggiante in mezzacosta e molto rilassante fino alle baite in località Fontanini. Poco prima di arrivare alle baite, imbocchiamo il sentiero che sale a sinistra verso il Passo di Lemma (palina e frecce). Con pendenza costante e vari ampi tornanti che tagliano i ripidi fianchi erbosi giungiamo senza problemi al valico di Lemma, posto a 2137 Mt. Da qui, scendiamo sul versante valtellinese puntando ad una palina poco lontana. Questa ci indica la discesa per la Casera Alta di Lemma. Il sentiero scende tranquillo fino a passare nelle vicinanze della casera di cui sopra per poi piegare decisamente verso destra. Sotto di noi è ben evidente il solco vallivo della Val di Lemma al cui centro scorre l'omonimo torrente. Durante la discesa andremo ad attraversare proprio il bel torrente in una zona con alcune staccionate di legno. Proseguiamo seguendo il corso dell'acqua. Il percorso è ben tracciato. avvicinandoci ad un paio di baite con il tetto in lamiera, ad un certo punto, giunti in vista di una fascia boscosa di larici ed una di piccoli ontani, abbandoniamo il sentiero e deviamo verso destra. Iniziamo così una ripida salita priva di tracce di passaggio evidenti, ma facendo ricorso ad un minimo di intuito. Saliamo così tra la fascia di larici e quella di ontani. Dopo circa 10-15 minuti di salita, andremo ad intercettare una labile traccia che seguiremo verso sinistra. Questa, ormai con pendenza moderata, ci porta verso sinistra, fino ad aggirare l'evidente costone davanti a noi. Arriveremo così, tra larici sparuti e arbusti ad alcuni ruderi di baite poste in un piccolo terrazzamento naturale sassoso. Qui compare dal nulla un alto ometto di sassi. Ecco che qui vediamo alcuni resti di baite distrutte (Baita Preda). Dalle baite semi distrutte andiamo a sinistra, facendo ben attenzione ad altri ometti poco evidenti. Superiamo alcune piccole pozze tra rocce affioranti ed erba. Seguiamo i pochi e sbiaditi bolli che salgono serpeggiando tra placce rocciose, balze erbose e rododendri. Il monte Gavet è ben vsibile sopra di noi, con la sua cresta Sud che termina presso una evidente selletta (2180 Mt.). Dobbiamo raggiungere tale sella a destra della cima (Bocchetta della Pioda?). Man mano saliamo la vegetazione diviene più sparuta e le rocce aumentano. Il percorso è comunque semplice e logico. Arrivati alla sella che divide il Monte Gavet a sinistra ed il Moro a destra, abbiamo la possibilità si salire sulla prima delle due montagne seguendo i bolli che iniziano alla sella e si spostano verso sinistra. Noi invece puntiamo direttamente alla sua crestina Sud che inizia con un saltello roccioso appoggiato e prosegue con una bella rampa di erba mista a roccette piuttosto ripida. Poco sopra la cresta perde pendenza, ma si assottiglia leggermente, restando comunque molto facile. Intercettiamo il sentiero ufficiale che qui segue la linea spartiacque, ma quando questo si abbassa per portarsi sul pendio erbso sotto di noi, restiamo invece sulla cresta affrontando alcune roccette appoggiate. Più avanti perdiamo leggermente quota fino ad una selletta dalla quale risaliamo procedendo su rocce rossastre ed un poco esposte, Quando tutto sembra finito, ecco che un paio di blocchi di roccia rossa ci sbarrano la strada e siamo costretti a salire sopra di essi, superandoli con molta attenzione, avendo l'incognita di cosa ci sia dopo di essi. Fortunatamente oltre l'ostacolo le difficoltà calano e si giunge ad un'altra sella erbosa. Da qui non ci resta che seguire la ripida costa di balze erbose che resta a ridosso della cresta fino all'ometto di vetta. Scendiamo con attenzione lungo il percorso appena salito e torniamo alla base della crestina. Scendendo è ben visibile sulla destra, sotto alla boccehtta tra le due cime, un piccolo laghetto semi interrato, in procinto di divenire una piccola zona paludosa. Eccoci alla sella alla base del Gavet. Ora proseguiamo dritti seguendo la dorsale che ci condurrà sulla cima del Monte Moro. Ci muoviamo prima su erba e poi arriviamo ad una facile zona rocciosa che risaliamo senza alcun problema, essendo molto appoggiata, evitando di stare troppo a destra, ma restando più vicini possibile al baratro alla nostra sinistra. Giunti sulla sommità erbosa sopra di noi, (che forse è già la vetta del Monte Moro...) scendiamo qualche decina di metri di quota, sempre per prati (non facciamoci portare fuori via da due grandi ometti di pietra alla nostra destra), per poi risalire nuovamente verso una seconda sommità su terreno pietroso e sulla quale troviamo un piccolo ometto di sassi ed una vista mozzafiato sul Pizzo della Scala.
Discesa
Ritorniamo alla sella tra le nostre diue cime odierne, per poi riprendere il percorso già fatto.
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| Note |
| Sarebbe buona cosa, una volta risaliti al Passo di Lemma, proseguire a sinistra, lungo la comoda e camminabile dorsale che con poco sforzo ed in meno di un'ora di cammino ci conduce alla Cima di Lemma e da lì scendere al Passo del Tartano, con interessanti resti delle trincee di guerra e postazioni di difesa della Linea Cadorna; da qui poi possiamo tornare a San Simone. Anche al Passo di Lemma (o Lemme come riportato sulla palina) esistono piccole e poco evidenti postazioni di osservazione e difesa della Linea Cadorna. La vetta del Monte Moro dovrebbe essere qualla a carattere erboso e tondeggiante che si incontra dopo la sella che lo divide dal Monte Gavet. Ma per sicurezza, io ho proseguito oltre, fino alla sommità sassosa che si trova poco più avanti, verso la sella che divide il Moro dal Pizzo Scala; qui, infatti, si trova un ometto che mi ha fatto pensare che fosse questa la vera cima. |
| Commenti vari |
| Per chi volesse risparmiarsi 20 minuti di cammino, ultimamente è possibile salire in auto fino al ristoro Baita del Camoscio, essendo stata la strada sterrata che lo collega con San Simone, sistemata a dovere. Peccato che il sentiero che sale dalla Val di Lemma verso i nostri due monti odierni sia caduto completamente in disuso e che la vegetazione lo abbia quasi completamente nascosto; esso merita sicuramente una manutenzione per consentire a quanti vogliano salire cime meno conosciute e frequentate, ma non meno interessanti, di raggiungerle in buona sicurezza. |
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Un abitante della conca di San Simone mi controlla
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Al Passo di Lemma o Lemme (?) |
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Dal Passo di Lemma, vista sulla dorsale dallo Scala al Gavet |
Il solco della Valle di Lemma con l'inizio non bollato della salita verso il Gavet |
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Nella parte mediana della salita al Gavet, poco dopo Baita Preda |
In vista della nostra prima meta
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Dalla sella, l'attacco della facile crestina Sud del Gavet |
Manca poco alla cima, ma ecco il breve tratto più ostico |
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| Dalla cima del Monte Gavet sguardo sull'impressionante parete del Pizzo Scala |
Salendo al Monte Moro con vista sula cresta Sud dell Gavet appena discesa |
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| Panorama dal dosso erboso che precede il Monte Moro |
La vetta del Monte Moro |
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