| Descrizione generale
Escursione sicuramente riservata ad escursionisti esperti, da evitare in condizioni di tempo incerto o con nebbia. La salita è molto varia e di gran soddisfazione, e si svolge su un ottimo granito in un ambiente molto severo e forse a tratti un po' “tetro”, in un grandioso contesto alpino che si sviluppa sulle creste e sugli ammassi di blocchi di granito caratteristici del massiccio dell'Adamello. Per queste ragioni questa montagna è pochissimo frequentata… motivo in più per provarla, la soddisfazione ripagherà tutte la fatiche!
Descrizione percorso
Da Brescia passare il Lago d'Idro e proseguire lungo la strada provinciale 237 in direzione di Tione di Trento fino ad incontrare il paese di Creto (frazione di Pieve di Bono). Poco dopo svoltare sulla sinistra addentrandosi nella lunghissima Val Daone, in direzione del piccolo paese di Limes. Oltrepassare il paese e il successivo lago di Malga Boazzo. Proseguire ancora fino ad oltrepassare il Ristorante da Pierino. Poco dopo si arriverà al cospetto della grandiosa diga del Lago di Malga Bissina, sulla sinistra una breve stradina acciottolata permette di raggiungere un grande parcheggio sterrato a pagamento (biglietti acquistabili online, fino a esaurimento posti), dove si lascia l'automobile.
Imboccare il sentiero n. 242 che inizia oltre la fine del grande parcheggio, ignorare poco più avanti il bivio con il sentiero 245 che sale a destra verso il Passo Ignaga e Passo di Forcel Rosso, e proseguire dritto sul 242 perdendo subito qualche decina di metri di quota, per poi proseguire a mezzacosta e poi in leggera salita nel bosco rado di mughi e larici, salendo infine a raggiungere le sponde del pittoresco Lago di Campo (1950 Mt., 35' di cammino dalla partenza).
Il sentiero costeggia il lago passando alla sua destra (ci sono anche i ruderi di una vecchia malga), per poi iniziare a salire nettamente più ripido lungo i pascoli sassosi, guadagnando quota con alcuni stretti tornanti. Dopo circa 40-45' minuti di cammino dal Lago di Campo si giunge all'ampio Passo di Campo (2299 Mt.), dove sorgono numerosi resti di trinceramenti dell'epoca della Prima Guerra Mondiale.
Dal passo si svolta a sinistra (direzione Sud) seguendo l'ex sentiero “n. 1” dell'Adamello – che recentemente è stato ri-numerato con il n. 601 – in direzione del Rifugio Maria e Franco. Si transita con andamento pianeggiante sotto a una piccola cimetta caratterizzata da evidenti gallerie di guerra, poi si prosegue sempre verso Sud passando al di sotto della seghettata e lunga cresta, tormentata da numerosissimi gendarmi di granito, che è chiamata appunto “Sega d'Arno”. Si inizia ora a guadagnare leggermente quota mentre si prosegue verso Sud salendo tra gradoni di roccia intervallati da balze erbose. Si giunge ad un bivio dove ignoriamo la traccia verso sinistra che sale in direzione del Monte Re di Castello (vedi al proposito la nostra relazione del lontano 27/10/2002), e manteniamo la destra proseguendo sul sentiero 601 verso il Rifugio Maria e Franco. Ora il sentiero ci conduce attraverso pietraie e belissime conche disseminate di minuscole pozze d'acqua, con bellissimo panorama sulla sottostante Val Ghilarda; ancora un tratto un poco più ripido e attraversiamo un ruscello emissario del Lago Dernal, che costeggiamo subito dopo sulla destra passando più in alto rispetto al suo specchio d'acqua, poi traversiamo verso destra tra pietre e pascolid'alta quota puntanto al già visibile Passo Dernal, dove sorge il piccolo e caratteristico Rifugio Maria e Franco (2572 Mt.), che raggiungiamo in circa 1 h. 15' dal Passo di Campo (e 2 h. 30' dalla partenza).
Dopo una piccola sosta per riposare al rifugio (che è ancora oggi abbastanza autentico e “spartano”, e che è il più elevato di quota tra i rifugi gestiti in Provincia di Brescia), iniziare a seguire il sentiero n. 666 (il nome è tutto un programma…) che conduce verso il Forcellino di Tredenus e il Bivacco CAI Macherio, che si dirige vero Ovest con andamento più o meno pianeggiante, per abbandonarlo quasi subito dopo soli circa 500 metri per prendere invece una traccia che si stacca a destra in salita, che da qui in poi sarà indicata solo da dei rari bolli blu (che sono stati tracciati dal vecchio e “storico” gestore del rifugio). La traccia sale andandosi a portare direttamente sotto le pendici meridionali della cresta delle Cime di Val Ghilarda, e poi la costeggia rimanendone al di sotto, fino a una evidente svolta verso destra dove – tramite un'esile e poco evidente cengia erbosa abbastanza esposta, che noi abbiamo percorso un po' faticosamente a causa del bagnato che rendeva insicuri i nostri passi – si sale verso delle facili rocce che conducono ad un intaglio nella cresta chiamato Bocchetta Orientale del Frisozzo (2759 Mt., 40' dal rifugio).
Dalla bocchetta calarsi sul versante opposto (Nord) della cresta per alcuni metri in discesa verso la Val Ghilarda e il lontano Lago d'Arno, poi seguendo i bolli si traversa verso Ovest in salita tra enormi blocchi di granito fino a notare una specie di rampa-canalino di rocce rotte che piega a gomito (e ripidissima!) verso sinistra, e che interrompe la continuità della parete di granito che altrimenti sarebbe non superabile. Si risale con molta attenzione lungo tutta questa rampa fino al suo termine, dove si trova forse il passaggio più impegnativo della salita (II grado, con anche una certa esposizione), qui degli spuntoni in alto sopra la nostra testa all'uscita del canalino aiutano a superare il passaggio, ed eventualmente a fare sicura per la discesa che affronteremo poi (avendo ovviamente il materiale necessario…). Una volta issati sopra la rampa-canale risalire direttamente le rocce sovrastanti caratterizzate da enormi blocchi accatastati, cercando gli ometti blu e i passaggi più facili, facendo attenzione a non scivolare verso il precipizio risaliamo fedelmente la cresta Est del Frisozzo, rinvenendo anche qua e là qualche raro ometto di sassi un po' malandato... La cresta è abbastanza evidente, e le rocce ci conducono con qualche passaggio di facile arrampicata a volte abbastanza aerea (I) a un'anticima, dopo la quale perdiamo quache metro di quota, per poi risalire ancora con dei passaggi esposti e divertenti, fino a giungere a una piccolissima nicchia, che sembra una mini-grotta ricavata sotto a dei blocchi giganteschi di granito incastrati; qui un passaggio un attimo più delicato (II) su delle prese un po' piccole ci permette di superare il gradino verticale, e di raggiungere finalmente la cima, molto accidentata e panoramicissima su tutto il gruppo meridionale dell'Adamello, dove spiccano una croce di metallo, ed un'altra più rudimentale di legno.
Discesa
Ridiscendere lungo lo stesso itinerario fatto in salita, prestando particolare cautela nella parte sotto la cima.
|