| Descrizione generale
Alzi
la mano chi conosce il Monte Faino... Ecco appunto. Questa camminata di
bassa montagna cerca di colmare parzialmente un vuoto: la descrizione
del percorso che dal paesino brembano di Avevara, noto ai più per il
bel tratto sotto i portici della antica Via Mercatorum, conduce sulla
pochissimo nota vetta di questa bassa ma panoramicissima montagna,
passando per bei boschi di conifere, radure erbose, brevi e
divertenti pendii con qualche semplice roccetta a dare il giusto
divertimento all'escursionista alla ricerca di tracciati originali,
fuori da quelli più battuti e per le mete più famose.
Descrizione percorso
In
auto saliamo al paese di Averara, in alta Val Brembana. Subito dopo il
cimitero, una strada verso destra sale alla località Redivo. Poche
centinaia di metri ri ripida salita ed eccoci in questo caratteristico
borgo. Lasciamo l'auto nei pressi di Casa Bottagisi, bellissimo ed
antico edificio caratterizzato da una facciata che presenta una curiosa
ed armonica serie di scale in legno. Ci incamminiamo lungo la strada
asfaltata oltre l'edificio. In breve troveremo una palina che ci indica
il sentiero n. 132. Lo seguiamo slendo lungo una strada ripida che supera
alcuni ruderi ed alcune vecchie case in pietra sulla sinistra.
Oltrepassiamo poi il muro in cemento di un acquedott sul cui spigolo
leggiamo un bollo con il numero 4. Saliamo fino ad entrare nel bosco di
latifolie davanti a noi. Troviamo una seconda palina; qui proseguiamo
per le baite di Faino. Arriviamo in breve ad un abbeveratoio per
animali posto sotto una piccola ed umida parete rocciosa. Al bivio
successivo, andiamo in salita verso sinistra. Passiamo poi sotto ad un
traliccio dell'alta tensione. Sul tronco di una pianta vediamo una
freccia e la scritta "Faino". Poco sopra, un'apertura nella fitta
vegetazione ci consente una sguardo sulla vallata e le cime che vanno
dal Monte Venturosa alla zona dei Piani dell'Avaro. Transitiamo sotto i
cavi della corrente dei suddetti tralicci. Il bosco di latifoglie
lascia poi il posto alle conifere. Ad un bivio poco evidente saliamo
verso destra tr alti abeti. In breve arriviamo ad una dorsale boscosa.
La seguiamo verso sinistra, tra pini e arbusti. I bolli bianchi e ross
sono ben evidenti sui tronchi delle piante. Poco dopo abbandoniamo il
crinale, per un mezzacosta poco sotto di esso. La vegetazione cambia
ancora e tornano erba e latifoglie. Sopra di noi, verso destra vediamo
un capanno da caccia. Proseguiamo sul mezzacosta, ora tra faggi.
Arriviamo così ad un rudere che lasciamo alla nostra sinistra ed
entriamo in un valloncello. Puntiamo ad un abete ben evidente. Poco
dopo eccoci ad un muretto a secco che ci taglia la strada. I bolli vann
verso sinistra, ma noi oltrepassiamo il muretto e saliamo dritti nel
valloncello davanti a noi verso la vicina Baita Lisec, posta in questa
bella radura. Bella la vista dalla baita verso i monti alle nostre
spalle Venturosa, Baciamorti, Aralalta, Sodadura, monte Disner e Pizzo
di Cusio). Seguiamo il sentiero ce passa dietro la baita e sale
nuovamente al costone boscoso. Qui giunti andiamo a sinistra su bella
traccia. Incrociamo subito un sentiero (quello che abbiamo abbandonato
al muretto a secco prima della baita). Qui, cercando sui tronchi delle
piante, vediamo una freccia che ci indica la via per il rifugio
Cantedoldo. Bella vista sul Pizzo dei Tre Signori. All'incrocio con il
sentiero andiamo dritti, ignorando le indicazioni per il rifugio.
Saliamo seguendo i bolli rossi sulle piante. Usciamo poi dal bosco e
camminiamo per prati. Rientriamo brevemente nel bosco per poi uscirne
nuovamente sul costone, tra arbusti e conifere isolate. Finalmemte ci
appare la nostra meta, davanti a noi, preceduta da un grande ripetitore
verde quadrato. Puntiamo proprio a questo ripetitore, salendo per balze
erbose e arbusti. Arriviamo ad un paletto di legno conficcato nel prato
con le indicazioni per il rifugio Cantedoldo verso sinistra e il MOnte
Faino dritti verso l'alto. saliamo quindo verso alcune formazioni
rocciose gradinate ben visibili dal basso. Le raggiungiamo e ci
divertiamo a salire su di esse (è possibile evitarle aggirandole verso
sinistra). La roccia è ruvida e tagliente, solida e ci consente alcuni
divertenti passaggi. Oltre queste rocce riprendiamo a camminare tra
cesougli e piante fino ad un secondo gruppo di rocce. Questa volta
occorre superare una specie di sottile crestina pianeggiante e rocciosa
che ci conduce ai piedi di un bel pinnacolo tozzo. Questo tratto, in
caso di neve sulla roccia, come successo durante questa camminata,
diviene piuttosto delicato e va affrontato con la dovuta cautela, anche
perchè poco agevole da aggirare vista la natura del terreno vicino.
Davanti a noi è ben evidente il ripetitore. tansitiamo ai piedi del
torrioncino e saliamo ora su ripido ma semplice terreno erboso fino al
ripetitore. Superiamo il ripetitore e dopo poche decine di metri si
salita tra arbusti, eccoci alla poco evidente vetta del Monte Faino. Un
piccolo mucchietto di sassi segna la cima, attorniata da fitta
vegetazione di piante ed arbusti. La vista è limitata dalla
vegetazione, anche se priva di foglie in inverno. Per godere meglio del
panorama, possiamo proseguire oltre la cima, seguendo l'ampio crinale
boscoso. Scendiamo un paio di metri ad una selletta e risaliamo verso
una seconda sommità sassosa distante non più di 30 metri dalla vetta
vera e propria. Qui l'assenza di piante ci consente una bella vista
attorno a noi.
Discesa Dalla
cima del monte, scendiamo direttamente lungo il ripdo pendio boscoso
verso sinistra (Sud-Ovest), rispetto alla direzione da cui siamo
arrivati. Non esitse alcun sentiero o traccia, ma è sufficiente restare
su questo fianco della montagna, evitando di spostarsi troppo verso
destra e cambiare così versante. Scendendo con calma, in meno di 10
minuti di tranquillo cammino, incroceremo un poco evidente sentiero
bollato. Lo seguiamo verso sinistra (verso destra si andrebbe al
rifugio Cantedoldo). Con un piacevole traverso in mezzacosta nel bosco,
con alcuni saliscendi, arriveremo al paletto di legno con l'idicazione
per il Monte Faino, da cui abbiamo iniziato la parte finale della
salita. Ora, dal paletto, seguiamo la freccia per il sentiero n. 132
che ci riporta ad Averara, lungo il tracciato già fatto all'andata.
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