| Descrizione generale
Il piccolo gruppo dei Corni di Canzo è costituito da tre tozzi
mammelloni calcarei che si innalzano verticali dal fitto bosco ai loro
piedi. Ai tre Corni (Orientale, Centrale e Occidentale), possiamo
aggiungere anche il piccolo Corno Rat, posto ad oriente ripetto agli
altri e collegato a questi da una crestina boscosa. La Ferrata del 30°
OSA sale proprio le verticali paretine di quest'ultimo corno, per poi
proseguire verso il Corno Orientale e salire anche questo. La ferrata
si può quindi dividere in due grosse parti: quella che sale il Corno
Rat, ben più difficile e faticosa, con alcuni tratti (in special modo
la prima parete) molto difficili e che richiedono una certa esperienza
se si decide di salirla arrampicando (come andrebbe sempre fatto),
oppure una notevole forza fisica se si opta per "tirarsi su" a forza di
braccia nei tratti verticali; ed una seconda parte, dalla cima del
Corno Rat in poi, decisamente più facile, quasi elementare e che si
sviluppa su sentiero nel bosco con alcuni salti rocciosi attrezzati,
fino al tratto finale fuori dal bosco che richiede un poco più di
impegno, ma nulla di difficile. Al termine della ferrata, ci portiamo
al vicino rifugio SEV e da qui alla sella di Moregge dalla quale risaliamo
la friabile crestina Sud-Ovest del vicino Monte Moregallo, senza
grosso impegno, ma sicura soddisfazione. In generale si tratta di una
escursione faticosa ed impegnativa, adatta a gente preparata, nella
prima parte (quella del Corno Rat), e più rilassante ed adatta a tutti
nella seconda. Bellissimi i panorami verso il Lago di Como, sia nella
sua parte Sud che in quella Nord.
Descrizione percorso
Giunti
a Valmadrera, sulla sponda occidentale del lago di Como, si sale alla
frazione Belvedere, dove finisce la strada accessibile alle automobili.
Parcheggiamo qui nel piccolo parcheggio. Una palina in ferro riporta le
direzioni ei sentieri della zona. Saliamo dritti lungo l'evidente
stradina asfaltata molto ripida. In seguito la strada diviene
cementata. Dopo un primo tornante a destra, il fondo strada diventa
lastricato. Proseguiamo fino ad una santella dalla forma triangolare
(fontanella e bacheca con sentieri della zona). Seguiamo il sentiero di
sinistra indicato con il n. 3 che ci condurrà al bellissimo santuario
di San Tomaso, posto in splendida posizione panoramica in un bel prato
curato. Per arrivarci si percorre una ampia strada sterrata che
guadagna quota con numerosi tornanti. A poche centinaia di metri dal
santuario attraversiamo una stretta gola rocciosa dove scorre anche un
torrentello. Superato il ponticello riprendiamo a salire. Passiamo una
fontanella nei pressi di una casupola ed arriviamo ai margini del prato
alla cui estremità opposta si trova il santuario (580 Mt., 30'
dall'auto). Troviamo una palina con numerose indicazioni. Qui andiamo a
destra lungo una staccionata di legno ed un muretto di pietre (sentiero
n. 5 con indicazioni per una falesia di roccia). Il sentierino è
pianeggiante e ci permette di vedere bene il Corno Rat davanti a noi.
Nel prato che presto raggiungiamo si trova una piccola fontanella che
scaturisce da un cubicolo di pietra. Poche decine di metri e rientriamo
nel bosco di castagne. Attraversiamo il greto di un torrente asciutto e
riprendiamo a salire verso l'attacco della ferrata. Il percorso nel
bosco è poco ripido e piacevole. Superiamo un casello di pietra
chiamato "Casello del latte", facente parte di una serie di piccoli
manufatti ricostruiti o ristrutturati. Poco oltre ecco una palina che
ci invita ad andare a sinistra salendo verso la ferrata. La salita nel
bosco ora è ripida e petrosa. Superiamo una piccola pietraia ed in
breve eccoci alla base della parete del Sasso OSA, dove una targa di
metallo segna l'attacco della via ferrata. Questa è divisa in una prima
parte di 192 metri di dislivello con 350 metri di sviluppo, fino alla
vetta del Corno Rat, ed una seconda parte di 326 Mt. e
1300 Mt. di sviluppo dal Corno Rat fino al Corno Orientale di Canzo.
Iniziamo la ferrata lungo una verticale parete andando leggermente
verso destra, dosando bene le forze delle braccia e sfuttando i pochi
appigli presenti. Il ricorso alla catena è quesi obbligato e la fatica
si farà presto sentire. Cerchiamo il più possibile di arrampicare
utilizzando le naturali possibilità offerte dalla roccia. Poco sopra ci
vengono in aiuto alcuni pedalini di ferro per i piedi. Dopo questo
tratto molto difficile e faticoso, un provvidenziale balconcino ci
consente di riposare e riprendere fiato. Siamo sulla cima del Sasso
OSA. Segue un secondo tratto, sempre verticale e senza pedalini per i
piedi. Poi una bella parete meno ripida, con qualche cespuglio
cresciuto tra le fessure della roccia. Abbiamo ora davanti un tratto di
circa 15 metri perfettamente verticale nella cui parte mediana si trova
una lunga serie di pedalini di metallo che consentono la salita,
altrimenti troppo difficile. Un terrazzino ci permette di riposare e
fare qualche foto al paesaggio circostante. Seguiamo ora un breve
traverso verso sinistra dopo il quale dobbiamo risalire un complicato
tratto leggermente strapiombante, con difficile movimento di partenza
per incastrare un piede in un'ampia fessura. Andiamo ora più facilmente
verso destra. Segue l'ennesimo tratto verticale in una specie di diedro
aperto. Un paio di gradini ci fanno riprendere fiato, consentendoci di
appoggiare comodamente i piedi. Procediamo ora in un segmento gradonato
fino ad un muretto finale più ostico. Questo ci deposita su un gradone
boscoso con alcune facili roccette appoggiate che saliamo senza il
minimo problema. Siamo ora alla base di una bellissima parete
leggermente appoggiata che si sale sfruttando a pieno le numerose
possibilità offerte dalla roccia. Qui la catena potrebbe non essere
toccata, anche se verso il finale le difficoltà tendono ad aumentare.
Terminata questa ultima parete eccoci sulla cima tondeggiante e boscosa
del Corno Rat. dove un cilindro metallico ospita il libro di vetta.
Dalla cima del Corno Rat, seguiamo la crestina davanti a noi, ignorando
il sentiero che scenderebbe verso sinistra poco più in basso per San
Tomaso (sentiero n. 8). In pochi minuti arriviamo ad una palina sulla
destra che ci indica il sentiero del 30° OSA. Dopo un lungo tratto
molto ripido nel bosco, a cavallo della facile cresta, incontriamo le
prime semplici roccette immerse nel fitto bosco e poco oltre,
finalmente, la prima bella paretina verticale alta una decina di metri.
La si sale direttamente sfruttando i numerosi e solidi appigli. Una
catena corre lungo la parete ma non risulta necessario il suo uso.
Usciti dalla paretina (passi di II) ci troviamo nuovamente a
passeggiare nel bosco lungo un facile sentierino in costa che dopo
circa 20' ci conduce fuori dalla fitta vegetazione, proprio ai piedi
del Corno Orientale di Canzo. Qui deviamo a destra salendo un
bellissimo diedro appoggiato (catena per i meno sicuri). Al suo termine
il panorama si apre improvvisamente su tutta la cresta percorsa e oltre
fino ai laghi della zona di Valmadrera. Dopo il diedro si sale a
sinistra, affrontando il passaggio più impegnativo e bello della
camminata: una bellissima paretina verticale (catena e due staffe danno
aiuto ai meno esperti) con passaggio di II+ piuttosto esposto. Saliamo
la parete spostandoci verso sinistra. Al suo termine si continua tra
erba, roccette e cespugli fino alla vicina croce (10') del Corno
Orientale (1232 Mt.). Qui il panorama è ampissimo. Scendiamo ora lungo
l'evidente sentiero che porta alla Bocchetta di Luera, avendo davanti a
noi il Corno Centrale di Canzo ed il ben visibile rifugio SEV. Dalla
Bocchetta di Luera (1209 Mt.), proseguiamo verso il rifugio
SEV che raggiungiamo in circa 15 minuti, passando prima per boschi e
poi sotto alla parete del Corno Centrale di Canzo e poi ancora per
bosco. Poco prima del rifugio, scendiamo a sinistra in un prato (palina
indicante il sentiero n. 7 per Sambrosera) per poi rientrare subito nel
bosco sottostante. Scendendo con vari tornantini tra la fitta
vegetazione in breve arriviamo alla Bocchetta di Moregge (1110 Mt.). Da qui saliamo lungo l'evidente costone pietroso davanti a noi,
ignorando il sentiero in discesa che porterebbe a Valmadrera. Saliamo
prima su traccia pietrosa tra alcuni pinnacoli che coincide anche col sentiero n. 6. Ben
presto, quando questo si sposta in mezza costa, noi lo abbandoniamo per
restare sul sottile filo di cresta. Questa sale ripida, alternando
tratti esposti a tratti in brevi ma irti canalini, molto spesso
friabili. Le difficoltà non esistono, ma la natura della roccia non
permette di distrarsi troppo. La cresta incrocia spesso il sentiero n.
6, ed in questi punti è possibile abbandonala per muoversi più
agevolmente lungo la traccia. Dopo una serie di tratti più o meno
ripidi ed esposti, giungiamo ad una repentina ma breve discesa munita
di cavo d'acciaio. Questa ci porta ad una stretta selletta ai piedi di
un'alta parete rocciosa. Qui scendiamo brevemente verso destra,
costeggiamo la parete alla nostra sinistra per risalire poco dopo verso
una serie di canalini e facili salti rocciosi attrezzati. Questi brevi
e facili tratti attrezzati, in circa 15' ci conducono sulla ampia e
tondeggiante sommità del Monte Moregallo. Da qui, andiamo verso destra
ed in breve, dopo aver percorso poche decine di metri tra prati
eccoci al cospetto della Madonnina di vetta e poco oltre della croce in
ferro. Bellissimo l'ambiente circostante, rilassante e bucolico, con
tanto di ombroso boschetto di faggi.
Discesa
Ripercorriamo a ritroso il percorso fatto fino al termine della serie
di canalini e saltelli attrezzati. In prossimità della selletta posta
sotto alla parete rocciosa, anziché salire alla selletta stessa e
ripercorrere la cresta del Moregallo, proseguiamo lungo la traccia
evidente del sentiero n. 6. Questo scende tra cespugli e boschetti.
Supera il bivio per il Canalone Belasa, al quale si accederebbe andando
verso sinistra, e con alcuni panoramici tratti in mezza costa erbosi
sottostanti la cresta appena percorsa, ci porta alla Bocchetta di
Moregge. Da qui scendiamo verso sinistra seguendo l'indicazione per
Valmadrera (sentiero n. 7). Entriamo in un bel bosco per uscirne in una
pietraia posta alla base del Corno Orientale di Canzo. Rientriamo poi
nel bosco. Scendiamo rapidi lungo il sentierino a tornanti.
Superiamo una grande cavità rocciosa, simile ad un antro sotto il quale
è stato costruito un muretto a secco ed una piccola croce di ferro.
Sempre nel bosco riprendiamo la discesa. Giunti ad una palina,
abbandoniamo il sentiero n. 7 per prendere il n. 5 per San Tomaso. Dopo
5 minuti ecco una seconda palina e poi una terza dopo altri 10 minuti.
Da questa in poco più di altri 10' eccoci all'Oratorio di San Tomaso
dal quale riprendiamo il percorso fatto in salita fino all'auto. |