Corna di Averara

 
Zona montuosa Alpi Orobie
Località  di partenza Loc. Costa - Averara (BG)
Quota partenza 710 Mt. Quota di arrivo 1571 Mt.
Dislivello totale 950 Mt. compresi i saliscendi Sentieri utilizzati n. 133A
Ore di salita 3 h. 15'
Ore di discesa 2 h. 45'
Data di uscita 25/01/2025 Giudizio sull'escursione Discreta
Sass Baloss presenti Omar Difficoltà EE
Condizioni climatiche e dei sentieri

Pioggerella che si è trasformata in nevischio oltre i 1300 metri di quota. Manto nevoso di circa 20 cm oltre i 1500 metri. Sentieri ben segnalati fino al rifugio Cantedoldo. Da qui in poi si segue una traccia bosco meno chiara ma recentemente ribollata. Una freccia in legno segnala anche il punto in cui abbandonare il sentiero e deviare verso la Corna. L'ultimo tratto di salita è attrezzato con una catena, ma in caso di neve, questa resta sepolta sotto di essa e diviene poco utile.

Eventuali pericoli
Molta attenzione agli ultimi cento metri di percorso prima della cima della Corna: qui si devono affrontare un paio di punti piuttosto esposti (specialmente il secondo...) ed in caso di neve, anche poca, le difficoltà aumentano notevolmente. Si tratta infatti di una breve ma insidiosa cresta rocciosa che normalmente viene superata usando una catena che corre qualche metro sotto la cresta stessa, ma nel nostro caso, la neve impediva di scendere e raggiungere la catena, semisepolta sotto la neve. In questo caso conviene restare sul sottile filo di cresta e procedere con cura fino al suo termine (si tratta di meno di 20 metri), per poi salire alla croce gli ultimi metri erbosi.
Presenza di acqua
Subito dopo la partenza, al termine della scalinata che porta ad un ruppetto di case (via Costa), troviamo una bella fontana di pietra sulla sinistra. Decisamente più avanti, nel fitto del bosco arriveremo ad una curiosa costruzione in legno, simile ad una casetta n miniatura, dalla quale fuoriesce il getto di una fontanella. Se dovesse essere aperto, potrete procurarvi acqua la rifugio Cantedoldo.
Punti di appoggio
Poco dopo l'inizio della camminata passeremo da un gruppetto di baite nel bosco (località Roncalli), alcune diroccate, altre mediocre stato. Giunti in località Grasselli troveremo alcune baite isolate in ampie radure erbose. Più aventi eccoci ad una bella baita ristrutturata affacciata sulla vallata. Da qui in breve si arriva all'accogliente rifugio Cantedoldo. Durante la discesa, ormai al termine della camminata troveremo la localita Tegge di Mezzo, dove sorgono alcune belle baite presso cui possiamo riposare al riparo.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Nulla.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
In Valle Brembana, oltre alle più rinomate cime del suo bel territorio, esistono alcune montagne poco frequentate ed altre pochissimo note o salite, magari perchè caratterizzate da bassa quota o poste in luoghi non particolarmente affascinanti. Tra queste possiamo inserire la Corna di Averara, cima di bassa quota, poco conosciuta e tanto meno salita, eppure posta a poca distanza da un bel rifugio e con una salita che nell'ultima parte si fa decisamente piacevole, non banale ed interessante, anche perchè caratterizzata da un panorama molto ampio e da un punto di vista insolito sulle vette circostanti La prima parte si sviluppa in freschi e fitti boschi, partendo dal paese di Averara, fino all'accogliente rifugio Cantedoldo e da qui, sempre per boschi, prosegue fino alla rocciosa cimetta della Corna, con una traccia recentemente ribollata e con un breve tratto attrezzato finale molto facile. In caso di neve, come avvenuto in occasione di questa camminata, tale tratto finale deve essere affrontato con la massima attenzione.
Descrizione percorso
In auto saliamo fino ad Averara, in Valle Brembana. Subito dopo il cimitero, prendiamo la strada a destra che conduce alle località Redivo e Costa. Proseguiamo fino a quest'ultima località, andando a sinistra presso un evidente tornante destrorso. Parcheggiamo nei pressi di un tavolino in legno con panche, in via Costa. Qui troviamo una palina che ci segnala il sentiero n. 133A per il rifugio Cantedoldo. Imbocchiamo una scalinata di ciotoli che sale dolcemente verso il borgo abitato poco distante. Procediamo poi in un prato, con bella vista sulla zona del Baciamorti e dell'Aralalta, fino ad una casa isolata. Superiamo anche questa ed in breve entriamo nel bosco di latifoglie. Un cartello in legno ci invita ad andare verso sinistra, ignorando la strada verso i castagneti della zona verso destra (ci andremo al ritorno per visitare un vecchissimo castagno secolare). Passiamo accanto ad alcune baite semi distrutte nel bosco in località Roncalli. Ora compaiono le prime conifere. Un altro cartello di legno ci invita ad andare verso destra ad un bivio. Passiamo un ripido canale che scende dalla nostra destra. Giunti in località Spadola Alta, l'ennesimo cartello in legno ci segnala il rifugio Cantedoldo. Percorriamo una specie di breve costone con sassi muschiosi e faggi. Vediamo un vecchio traliccio in ferro con l'indicazione della quot di 1000 metri sul livello del mare. Eccoci poi nei pressi di una baita posta poco sotto il sentiero. Qui superiamo una piccola fontana costruita a forma di baitella, con un cartello in legno su cui è riportato un brano del Piccolo Principe. Ora il bosco è fatto da conifere. Una palina in legno indica il rifugio a sinistra. Superiamo un ponticello di legno e riprendiamo a salire. Ignoriamo la deviazione per la Valmoresca. Passiamo un vecchio traliccio. Ora gli abeti lasciano il posto ad alcuni bellissimi pini dalla corteccia a placche. Imbocchiamo un ratto del sentiero simie ad una trincea naturale. Passiamo accanto ad una staccionata fatta da grossi tronchi che funge da protezione nelle vicinanze di una cascatella. Eccoci ora ad una ampia radura erbosa alla nostra destra (località Grasselli, 1250 Mt.), con alcune baite isolate. Da qui è visibile la cimetta rocciosa della Corna di Averara verso destra. Qui passaimo anche da un bel pulpito panoramico con tanto di tavolo, panca e bandiera: bella la vista sulla valle sottostante, sul paese di Santa Brigida e sulle cime vicine. Continuiamo ora verso il rifugio Cantedoldo su ampio sentiero nel bosco di abeti. Una palina ci segnala il rifugio a 20 minuti. Poco dopo una freccia ci fa deviare verso destra, salendo ripidamente tra abeti e faggi. Sbuchiamo ora su una sterrata che seguiamo verso destra (palina). Giunti ad una bella baita solitaria sul margine della vegetazione, andiamo a sinistra (cartello in legno). Superiamo un grande traliccio elettrico e dopo pochi minuti di cammino eccoci al cospetto del rifugio (1501 Mt.). Dopo una breve pausa presso la bella radura del rifugio, torniamo al grande traliccio di metallo. Poco prima di questo, vediamo un appostamento di caccia mimetizzato. Lo raggiungiamo e proseguiamo nel bosco seguendo alcuni bolli rossi sul tronco degli abeti. Seguiamo una labile traccia semipiana che taglia il pendio boscoso. Proseguiamo cercando di non smarrire la traccia fino ad una evidente palina di legno che ci segnala la deviazione verso sinistra per la Corna. Poco sotto alla palina si vede una baita semi nascosta tra le piante verso destra. Seguiamo la freccia e saliamo tra la fitta vegetazione. Ora sono i faggi a dominare il bosco. Cercando i bolli rossi proseguiamo in salita fino ad arrivare sulla dorsale del pendio boscoso. Qui andiamo verso destra. Arrivati sotto ad un salto ripido lo superiamo con attenzione. Ora abbiamo di fronte un tratto pianeggiate lungo la dorsale, con alcune rocce. Nulla di impegnativo, ma la presenza di neve può rendere il passaggio più impegnativo del normale. Il versante alla nostra sinistra è decisamente ripido. Oltre questo punto riprendiamo a salire facilmente. Poco dopo ecco un secondo tratto quasi pianeggiante ma più agevole e più aperto. Questo tratto ci consente di godre un poco del panorama attorno. Ora dobbiamo affrontare il punto più delicato e per nulla banale della salita. Si tratta di una trentina di metri scarsi che normalmente vengono superati a mezza costa con l'uso di una catena di metallo, ma che in presenza di neve, deve essere superata restando sul sottile filo della crestina rocciosa sopra la catena stessa. Con molta attenzione si affrontano le rocce piuttosto sottili e con forte pendenza del versante verso sinistra. Al termine della crestina, saliamo gli ultimi 10 ripidi metri verso la piccola croce di metallo sulla cima della Corna.
Discesa
Ripercorriamo lo stesso itinerario appena fatto, con molta attenzione per la parte sotto la croce e la seguente crestina rocciosa, fino alla palina in legno che indica la direzione per la Corna. Qui andiamo a sinistra, seguendo la freccia per Averara. Scendendo nel bosco, se guardimo verso destra, possiamo vedere in lontananza i prati della località Grasselli. Il sentiero passa sopra ad una baita. Giunti sopra ad un vallone, il sentieor piega verso destra e scende ripido con vari tornanti. Facciamo attenzione ad alcune frecce dipinte in terra. Scendiamo lungamente fino ad intercettare il sentuero fatto all'andata. Qui prendiamo la direziuone per le Baite di Tai Mes (Teggia di Mezzo). Superiamo un abbeveratorio ed arriviamo alle belle baite affacciate su un panorama ampio verso i monti che dividono la Valle Brembana dalla Val Taleggio (Baciamorti e Aralalta) e sulla vallata sottostante, con il Pizzo di Cusio ed il Monte Disner ben evidenti davanti a noi. Dopo una pausa tra le baite, torniao sui nostri passi e riprendiamo il sentiero verso Averara. Giunti al bivio per i castagneti (incontrato poco dopo la partenza), andiamo a sinistra. Scendiamo verso un malandato ed insicuro ponticello di legno che attraversiamo. Da qui in breve, con un giro erso destra, arriviamo al cospetto di alcuni esemplari di castagno alti e vetusti, posti in una affascinante radura. Il più antico di questi, pare avere 500 anni! Scendiamo ora lungo la radura, con un gazzebo ottagonale in legno e vetro, seguendo una traccia che raggiunge alcune curiose strutture in pietra e sassi, collegate tra loro da un ruscelletto di acqua. Costeggiamo poi il terreno di una azienda agricola di erbe aromatiche ed essenze per la preparazione di cosmetici, avendo cura di uscire subito dalla loro proprietà attraverso un cancello di legno sulla destra. Più in basso arriviamo alla casa dei prorpietari dell'aziendo e da qui alla strada sottostante. Risaliamo verso destra poche centinaia di metri di asfalto ed eccoci al parcheggio della località Costa.

Note
Il nome Corna di Averara è da me attribuito a quella che in realtà, sulle cartine della zona è indicata solamente come La Corna. Con una breve deviazione al termine della  discesa, ho potuto visitare un antico castegneto, al cui centro si trovano alcuni vetusti ed imponenti esemplari di castagni secolari: il più vecchio di questi pare abbia oltre 500 anni e, sebbene il suo aspetto non sia dei migliori, è caratterizzato da un imponente tronco che alla base penso fosse di quasi metri di diametro e un'altezza di almeno 20 metri. Nelle vicinanze della località di partenza, si trova un'altra bella frazione di Averara: Redivo; qui è possibile visitare alcuni edifici particolarmente interessanti, come la chiesa e la casa Bottagisi (vedi relazione del Monte Faino del 18 gennaio 2025).
Commenti vari
Durante la salita al vicino Monte Faino (vedi relazione del 18-01-25), dalla sua vetta era ben visibile una invitante cimetta rocciosa: la Corna di Averara. Proprio in quella occasione ho avuto modo di conoscere questa semi sconosciuta piccola cima e pensare di salirla.
   

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Dalla località Grasselli vista sulla Corna

Panorama dal pulpito di Grasselli verso l'Aralalta

   

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Omar al rifugio Cantedoldo

L'insidiosa (in caso di neve) crestina finale per la Corna

   

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Omar accanto alla croce della Corna

Vista verso il vicino  Monte Faino

   

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Sguardo sulla crestina appena ripercorsa al ritorno

Panorama dalla località Teggia di Mezzo

   

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Il secolare castagno
Ai piedi del  castagno di 500 anni