| Descrizione generale In
Valle Brembana, oltre alle più rinomate cime del suo bel territorio,
esistono alcune montagne poco frequentate ed altre pochissimo note o
salite, magari perchè caratterizzate da bassa quota o poste in luoghi
non particolarmente affascinanti. Tra queste possiamo inserire la Corna
di Averara, cima di bassa quota, poco conosciuta e tanto meno salita,
eppure posta a poca distanza da un bel rifugio e con una salita che
nell'ultima parte si fa decisamente piacevole, non banale ed
interessante, anche perchè caratterizzata da un panorama molto ampio e
da un punto di vista insolito sulle vette circostanti La prima parte si sviluppa in freschi e
fitti boschi, partendo dal paese di Averara, fino all'accogliente
rifugio Cantedoldo e da qui, sempre per boschi, prosegue fino alla
rocciosa cimetta della Corna, con una traccia recentemente ribollata e
con un breve tratto attrezzato finale molto facile. In caso di neve,
come avvenuto in occasione di questa camminata, tale tratto finale
deve essere affrontato con la massima attenzione.
Descrizione percorso
In
auto saliamo fino ad Averara, in Valle Brembana. Subito dopo il
cimitero, prendiamo la strada a destra che conduce alle località Redivo
e Costa. Proseguiamo fino a quest'ultima località, andando a sinistra
presso un evidente tornante destrorso. Parcheggiamo nei pressi di un
tavolino in legno con panche, in via Costa. Qui troviamo una palina che
ci segnala il sentiero n. 133A per il rifugio Cantedoldo. Imbocchiamo
una scalinata di ciotoli che sale dolcemente verso il borgo abitato
poco distante. Procediamo poi in un prato, con bella vista sulla zona
del Baciamorti e dell'Aralalta, fino ad una casa isolata. Superiamo
anche questa ed in breve entriamo nel bosco di latifoglie. Un cartello
in legno ci invita ad andare verso sinistra, ignorando la strada verso
i castagneti della zona verso destra (ci andremo al ritorno per
visitare un vecchissimo castagno secolare). Passiamo accanto ad alcune
baite semi distrutte nel bosco in località Roncalli. Ora compaiono le
prime conifere. Un altro cartello di legno ci invita ad andare verso
destra ad un bivio. Passiamo un ripido canale che scende dalla nostra
destra. Giunti in località Spadola Alta, l'ennesimo cartello in legno
ci segnala il rifugio Cantedoldo. Percorriamo una specie di breve
costone con sassi muschiosi e faggi. Vediamo un vecchio traliccio in
ferro con l'indicazione della quot di 1000 metri sul livello del mare.
Eccoci poi nei pressi di una baita posta poco sotto il sentiero. Qui
superiamo una piccola fontana costruita a forma di baitella, con un
cartello in legno su cui è riportato un brano del Piccolo Principe. Ora
il bosco è fatto da conifere. Una palina in legno indica il rifugio a
sinistra. Superiamo un ponticello di legno e riprendiamo a salire.
Ignoriamo la deviazione per la Valmoresca. Passiamo un vecchio
traliccio. Ora gli abeti lasciano il posto ad alcuni bellissimi pini
dalla corteccia a placche. Imbocchiamo un ratto del sentiero simie ad
una trincea naturale. Passiamo accanto ad una staccionata fatta da
grossi tronchi che funge da protezione nelle vicinanze di una
cascatella. Eccoci ora ad una ampia radura erbosa alla nostra destra
(località Grasselli, 1250 Mt.), con alcune baite isolate. Da
qui è visibile la cimetta rocciosa della Corna di Averara verso destra.
Qui passaimo anche da un bel pulpito panoramico con tanto di tavolo,
panca e bandiera: bella la vista sulla valle sottostante, sul paese di
Santa Brigida e sulle cime vicine. Continuiamo ora verso il rifugio
Cantedoldo su ampio sentiero nel bosco di abeti. Una palina ci segnala
il rifugio a 20 minuti. Poco dopo una freccia ci fa deviare verso
destra, salendo ripidamente tra abeti e faggi. Sbuchiamo ora su una
sterrata che seguiamo verso destra (palina). Giunti ad una bella baita
solitaria sul margine della vegetazione, andiamo a sinistra (cartello
in legno). Superiamo un grande traliccio elettrico e dopo pochi minuti
di cammino eccoci al cospetto del rifugio (1501 Mt.). Dopo una breve
pausa presso la bella radura del rifugio, torniamo al grande traliccio
di metallo. Poco prima di questo, vediamo un appostamento di caccia
mimetizzato. Lo raggiungiamo e proseguiamo nel bosco seguendo alcuni
bolli rossi sul tronco degli abeti. Seguiamo una labile traccia
semipiana che taglia il pendio boscoso. Proseguiamo cercando di non
smarrire la traccia fino ad una evidente palina di legno che ci segnala
la deviazione verso sinistra per la Corna. Poco sotto alla palina si
vede una baita semi nascosta tra le piante verso destra. Seguiamo la
freccia e saliamo tra la fitta vegetazione. Ora sono i faggi a dominare
il bosco. Cercando i bolli rossi proseguiamo in salita fino ad arrivare
sulla dorsale del pendio boscoso. Qui andiamo verso destra. Arrivati
sotto ad un salto ripido lo superiamo con attenzione. Ora abbiamo di
fronte un tratto pianeggiate lungo la dorsale, con alcune rocce. Nulla
di impegnativo, ma la presenza di neve può rendere il passaggio più
impegnativo del normale. Il versante alla nostra sinistra è decisamente
ripido. Oltre questo punto riprendiamo a salire facilmente. Poco dopo
ecco un secondo tratto quasi pianeggiante ma più agevole e più aperto.
Questo tratto ci consente di godre un poco del panorama attorno. Ora
dobbiamo affrontare il punto più delicato e per nulla banale della
salita. Si tratta di una trentina di metri scarsi che normalmente
vengono superati a mezza costa con l'uso di una catena di metallo, ma
che in presenza di neve, deve essere superata restando sul sottile filo
della crestina rocciosa sopra la catena stessa. Con molta attenzione si
affrontano le rocce piuttosto sottili e con forte pendenza del versante
verso sinistra. Al termine della crestina, saliamo gli ultimi 10 ripidi
metri verso la piccola croce di metallo sulla cima della Corna.
Discesa
Ripercorriamo lo stesso itinerario appena fatto, con molta attenzione
per la parte sotto la croce e la seguente crestina rocciosa, fino alla
palina in legno che indica la direzione per la Corna. Qui andiamo a
sinistra, seguendo la freccia per Averara. Scendendo nel bosco, se
guardimo verso destra, possiamo vedere in lontananza i prati della
località Grasselli. Il sentiero passa sopra ad una baita. Giunti sopra
ad un vallone, il sentieor piega verso destra e scende ripido con vari
tornanti. Facciamo attenzione ad alcune frecce dipinte in terra.
Scendiamo lungamente fino ad intercettare il sentuero fatto all'andata.
Qui prendiamo la direziuone per le Baite di Tai Mes (Teggia di Mezzo).
Superiamo un abbeveratorio ed arriviamo alle belle baite affacciate su
un panorama ampio verso i monti che dividono la Valle Brembana dalla
Val Taleggio (Baciamorti e Aralalta) e sulla vallata sottostante, con
il Pizzo di Cusio ed il Monte Disner ben evidenti davanti a noi. Dopo
una pausa tra le baite, torniao sui nostri passi e riprendiamo il
sentiero verso Averara. Giunti al bivio per i castagneti (incontrato
poco dopo la partenza), andiamo a sinistra. Scendiamo verso un
malandato ed insicuro ponticello di legno che attraversiamo. Da qui in
breve, con un giro erso destra, arriviamo al cospetto di alcuni
esemplari di castagno alti e
vetusti, posti in una affascinante radura. Il più antico di questi,
pare avere 500 anni! Scendiamo ora lungo la radura, con un gazzebo
ottagonale in legno e vetro, seguendo una traccia che raggiunge alcune
curiose strutture in pietra e sassi, collegate tra loro da un
ruscelletto di acqua. Costeggiamo poi il terreno di una azienda
agricola di erbe aromatiche ed essenze per la preparazione di
cosmetici, avendo cura di uscire subito dalla loro proprietà attraverso
un cancello di legno sulla destra. Più in basso arriviamo alla casa dei
prorpietari dell'aziendo e da qui alla strada sottostante. Risaliamo
verso destra poche centinaia di metri di asfalto ed eccoci al
parcheggio della località Costa.
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