| Descrizione generale Tranquilla
camminata di bassa montagna, adatta per impegnare una mattinata o una
giornata di brutto tempo. La zona è comunque piacevole, varia e molto
panoramica in alcuni suoi tratti. Il percorso si sviluppa, senza
difficoltà, a cavallo tra la Valle Brembilla, la Valle Brembana e la
Val Taleggio, zone mediamente poco frequentate e ricche di fauna.
Descrizione percorso
All'inizio
della Valle Brembana, deviamo per la stretta Val Brembilla. Giunti a
Val Brembilla (comune che si chiamava Brembilla, ed ora si chiama come
la valle stessa), saliamo a Cadelfoglia e da qui, lungo una stradina
asfaltata, arriviamo fino a Cavaglia dove termina la strada. Lasciamo
l'auto presso il nuovo parcheggio costruito alle spalle della contrada.
Camminiamo ora verso le case del piccolo borgo e della sua piazzetta.
Qui troviamo una bella fontana ed una bacheca con un'utile cartina
della zona. Guardando la cartina, andiamo a destra e scendiamo in un
boschetto sotto le case. Poco dopo, ad un primo bivio andiamo a destra
(n. 596 - direzione Rifugio Lupi di Brembilla), ignorando il sentiero di
sinistra (dal quale torneremo) che andrebbe verso la ferrata del Coren
ed alla sua falesia. Camminiamo agevolmente in un bosco di latifoglie;
superiamo una piccola grotta alla nostra sinistra. Arriviamo poi in una
zona di massi coperti da vegetazione e muschio con anche una calchera.
Giunti davanti ad un grosso masso con una piccola croce rossa dipinta,
pieghiamo a destra, superiamo un torrentello in secca e risaliamo sul
versante opposto della valletta boscosa in cui siamo. La pendenza
diviene sostenuta. Superiamo una zona rocciosa alla nostra destra e,
seguendo il sentiero a tornanti, saliamo ripidamente fino ad una
selletta. Giunti alla selletta, ci godiamo il bel panorama sulle
vallette sotto al Pizzo Cerro, già visibile in lontananza. Proseguiamo
sul versante opposto della montagna su sentiero in mezzacosta.
Superiamo un capanno da caccia. Continuiamo con alcuni saliscendi
passando sopra a vallette e canali fino ad entrare in un fittissimo
bosco di noccioli. Qui troviamo un cartello con la scritta Cavaglia (da
cui arriviamo). Oltrepassiamo una cascina senza quasi vederla, essendo
discosta dal sentiero, per poi arrivare ad una baitella con una piccola
tettoia e una palina che ci segnala la direzione per il rifugio Lupi.
Una delle due baite è indicata come Baita Pradelli, ma non so quale
delle due sia. Saliamo a sinistra, seguendo il sentiero n. 596. In
breve eccoci in una bella faggeta. Il sentiero sale ripido ed in breve
ci posta sulla dorsale tra la Valle Brembilla da cui proveniamo e la
Val Brembana. Seguiamo il comodo sentiero verso destra, superiamo la
deviazione verso sinistra per Catremerio ed in breve eccoci ad una
pozza d'acqua con un crocefisso al centro. Poche decine di metri fuori
dal bosco ed ecco il rifugio privato Lupi di Brembilla, posto un
centinaio di metri prima della vetta del Pizzo Cerro. Su quest'ultima
si trova anche una cappelletta dal tetto spiovente. Un attimo per
godersi il panorama sulla pianura e sulla media Val Brembana ed oltre e
poi torniamo al vicino rifugio. Da qui proseguiamo lungo la costa,
superiamo il bivio per Cavaglia da cui siamo saliti e poco oltre
prendiamo il sentiero a destra che ci porta verso il Castel Regina.
Seguiamo fedelmente la facile dorsale quasi pianeggiante. Costeggiamo
una lunga staccionata che delimita un terreno privato. Scendiamo
qualche metro per poi risalire una breve fascia rocciosa che taglia il
passaggio. Proseguiamo ora in piano. Lasciamo una piccola Madonnina
dorata alla nostra sinistra (1330 metri di quota). Siamo qui in una
zona di lancio per
parapendii, come testimonia una manichetta segnavento. Pochi minuti ed
ecco un bivio che verso sinistra ci riporterebbe a Cavaglia.
Proseguiamo dritti senza
sforzo e difficoltà fino alla poco accentata vetta del Castel Regina,
dove un ometto di sassi ne indica la sommità. Poco sotto troviamo un
basso muretto a secco, poco più di un accumulo di sassi, che vorrebbe
essere il rudere di un leggendario
castello distrutto. Ignorando i bolli che porterebbero verso sinistra,
scendiamo oltre il muretto a secco, dove questo si interrompe per un
breve tratto, lungo un pochissimo evidente
tracciato. Il percorso è molto ripido ed insidioso e necessita di
attenzione e terreno asciutto. Scendiamo così per un centinaio di
metri di dislivello fino ad una selletta tra il Castel Regina ed il
Foldone, ancora lontano. Qui una palina in ferro ci segnala le
direzioni possibili. Noi andiamo per il Foldone. Procediamo ora tra
boschi e qualche radura. Superiamo un casello da caccia e più vanti,
dopo un bel traverso sopra una valle ricca di pinnacoli rocciosi,
iniziamo la salita in un ampio ed aperto canalone erboso. Il sentiero
sale con alcuni tornanti su terreno pietroso. Al suo termine, una
leggera traccia verso destra ci porta a tagliare le pendici del
Foldone. Potremmo seguire tale traccia e quando questa termina, salire
dritti verso sinistra cercando il percorso migliore tra cespugli ed
erba fino alla cima senza segni di riconoscimento del Foldone. Oppure
possiamo, più agevolmente, oltrepassare il termine del vallone,
proseguire dritti verso al vicina baita del Monte Foldone, preceduta da
una pozza d'abbeverata. Dalla baita pieghiamo verso destra. Saliamo
senza un vero itinerario tra radi larici fino ad un'antecima con un
bastone conficcato nel terreno e da qui in due minuti, proseguendo si
giunge alla vera cima del Foldone, tra alberi e piante. Torniamo ora
sui nostri passi fino alla palina in ferro ai piedi del Castel Regina.
Qui, prendiamo a destra per il Corno Camoscera, come da freccia. Ci
troviamo ora su un sentierino molto stretto e poco visibile. Questo, in
breve, tagliando i ripidi pendii boscosi del Regina, si trasforma
presto in una divertente cengia larga non più di 30-40 cm, anche meno
in alcuni punti. Camminiamo sopra profondi valloncelli e canalini lungo
questo bel sentierino intagliato, più simile ad una traccia di camosci
che ad un sentiero vero e proprio. Dopo una decina di minuti la cengia
termina e ci troviamo davanti ad una palina con varie frecce. Seguiamo
quella di destra che porta al Coren. Scendiamo in una piccola forra e
da qui attacchiamo il breve e facile tratto attrezzato. Una prima
scaletta di ferro in contropendenza determina l'inizio della salita.
Segue un passaggio ci porta ad aggirare uno spigoletto roccioso. Ecco
ora una
scaletta di metallo che ci introduce nella forra vera e propria.
Superiamo alcuni passaggi su roccia umida e spesso sporca. Alcune
staffe e gradini metallici ci facilitano la salita. Le catene sono
vecchie ma paiono sicure. Usciti dalla forra eccoci a risalire un
luminoso boschetto con alcuni tornantini. Poi un paio di pinnacoli
rocciosi tra i quali serpeggia il sentiero ed ecco l'ultimo tratto
pianeggiante che conduce alla croce con libro di vetta.
Discesa
Dalla croce del Coren, torniamo sui nostri passi fino ai piedi del
tratto attrezzato. Da qui pieghiamo a destra e scendiamo ripidi tra
bosco e radure erbose. Transitiamo nei pressi della falesia del Coren e
rientriamo così nella fitta vegetazione boscosa. Costeggiamo la base
della parete rocciosa con i suoi vari settori di arrampicata.
Oltrepassata la falesia proseguiamo la discesa sempre su comodo
sentierino. Oltrepassiamo anche il bivio che conduce alla base della
ferrata e, ormai in vista di Cavaglia sbuchiamo in alcune brevi radure.
Tra erba e bosco ecco che lasciamo una cascina alla nostra destra ed in
poco tempo arriviamo al primo bivio incontrato all'andata. Da qui
andiamo verso destra, saliamo verso le case di Cavaglia, superiamo la
bacheca e andiamo a sinistra per il vicino parcheggio. |