Pizzo Cerro, Castello della Regina, Monte Foldone e Corna Camoscera (o Coren)

 
Zona montuosa Alpi Orobie Località di partenza Località Cavaglia - Val Brembilla (BG)
Quota partenza 837 Mt. Quota di arrivo 1285 Mt. il Pizzo Cerro
1424 Mt. il Castello della Regina
1502 Mt. il Monte Foldone
1343 Mt. la Corna Camoscera
Dislivello totale 800 Mt. circa con i saliscendi Sentieri utilizzati n. 596
Ore di salita 1 h. 15' per il Pizzo Cerro
2 h. per il Castel Regina
45' per il Foldone
1 h per la Corna Camoscera
Ore di discesa 1 h. 15'
Data di uscita 02/03/2020 Giudizio sull'escursione Sufficiente
Sass Balòss presenti Omar Difficoltà E
Condizioni climatiche e dei sentieri

Grigia mattinata, con leggero nevischio nel primo pomeriggio. Sentieri ben segnalati lungo tutto il percorso, tranne l'ultimo tratto di salita al Monte Foldone che risulta priva di bolli e con debolissima traccia, quasi invisibile, ma comunque intuibile. Il breve e facilissimo tratto attrezzato per la Corna Camoscera è piuttosto vetusto, ma non pericoloso, anche se sempre umido.

Eventuali pericoli
Nessuno. Verificate di non avere gente sopra di voi nella salita alla Camoscera poiché potrebbe cadere qualche sassolino dall'alto.
Presenza di acqua
Nella piazzetta di Cavaglia si trova una fontanella. Potreste trovare acqua al rifugio privato Lupi di Brembilla, nel caso questo sia aperto.
Punti di appoggio
Stesso discorso dell'acqua per il rifugio Lupi. Una mezz'oretta prima del rifugio il sentiero passa nei di un paio di baite (una di queste è baita Pradelli) che possono darci riparo. Poco sotto la vetta del Foldone si trova la la Casera Alpeggio Monte Foldone a 1449 metri di quota.
Materiale necessario oltre al tradizionale
Nulla.
Caratteristiche dell'escursione

Descrizione generale
Tranquilla camminata di bassa montagna, adatta per impegnare una mattinata o una giornata di brutto tempo. La zona è comunque piacevole, varia e molto panoramica in alcuni suoi tratti. Il percorso si sviluppa, senza difficoltà, a cavallo tra la Valle Brembilla, la Valle Brembana e la Val Taleggio, zone mediamente poco frequentate e ricche di fauna.
Descrizione percorso
All'inizio della Valle Brembana, deviamo per la stretta Val Brembilla. Giunti a Val Brembilla (comune che si chiamava Brembilla, ed ora si chiama come la valle stessa), saliamo a Cadelfoglia e da qui, lungo una stradina asfaltata, arriviamo fino a Cavaglia dove termina la strada. Lasciamo l'auto presso il nuovo parcheggio costruito alle spalle della contrada. Camminiamo ora verso le case del piccolo borgo e della sua piazzetta. Qui troviamo una bella fontana ed una bacheca con un'utile cartina della zona. Guardando la cartina, andiamo a destra e scendiamo in un boschetto sotto le case. Poco dopo, ad un primo bivio andiamo a destra (n. 596 - direzione Rifugio Lupi di Brembilla), ignorando il sentiero di sinistra (dal quale torneremo) che andrebbe verso la ferrata del Coren ed alla sua falesia. Camminiamo agevolmente in un bosco di latifoglie; superiamo una piccola grotta alla nostra sinistra. Arriviamo poi in una zona di massi coperti da vegetazione e muschio con anche una calchera. Giunti davanti ad un grosso masso con una piccola croce rossa dipinta, pieghiamo a destra, superiamo un torrentello in secca e risaliamo sul versante opposto della valletta boscosa in cui siamo. La pendenza diviene sostenuta. Superiamo una zona rocciosa alla nostra destra e, seguendo il sentiero a tornanti, saliamo ripidamente fino ad una selletta. Giunti alla selletta, ci godiamo il bel panorama sulle vallette sotto al Pizzo Cerro, già visibile in lontananza. Proseguiamo sul versante opposto della montagna su sentiero in mezzacosta. Superiamo un capanno da caccia. Continuiamo con alcuni saliscendi passando sopra a vallette e canali fino ad entrare in un fittissimo bosco di noccioli. Qui troviamo un cartello con la scritta Cavaglia (da cui arriviamo). Oltrepassiamo una cascina senza quasi vederla, essendo discosta dal sentiero, per poi arrivare ad una baitella con una piccola tettoia e una palina che ci segnala la direzione per il rifugio Lupi. Una delle due baite è indicata come Baita Pradelli, ma non so quale delle due sia. Saliamo a sinistra, seguendo il sentiero n. 596. In breve eccoci in una bella faggeta. Il sentiero sale ripido ed in breve ci posta sulla dorsale tra la Valle Brembilla da cui proveniamo e la Val Brembana. Seguiamo il comodo sentiero verso destra, superiamo la deviazione verso sinistra per Catremerio ed in breve eccoci ad una pozza d'acqua con un crocefisso al centro. Poche decine di metri fuori dal bosco ed ecco il rifugio privato Lupi di Brembilla, posto un centinaio di metri prima della vetta del Pizzo Cerro. Su quest'ultima si trova anche una cappelletta dal tetto spiovente. Un attimo per godersi il panorama sulla pianura e sulla media Val Brembana ed oltre e poi torniamo al vicino rifugio. Da qui proseguiamo lungo la costa, superiamo il bivio per Cavaglia da cui siamo saliti e poco oltre prendiamo il sentiero a destra che ci porta verso il Castel Regina. Seguiamo fedelmente la facile dorsale quasi pianeggiante. Costeggiamo una lunga staccionata che delimita un terreno privato. Scendiamo qualche metro per poi risalire una breve fascia rocciosa che taglia il passaggio. Proseguiamo ora in piano. Lasciamo una piccola Madonnina dorata alla nostra sinistra (1330 metri di quota). Siamo qui in una zona di lancio per parapendii, come testimonia una manichetta segnavento. Pochi minuti ed ecco un bivio che verso sinistra ci riporterebbe a Cavaglia. Proseguiamo dritti senza sforzo e difficoltà fino alla poco accentata vetta del Castel Regina, dove un ometto di sassi ne indica la sommità. Poco sotto troviamo un basso muretto a secco, poco più di un accumulo di sassi, che vorrebbe essere il rudere di un leggendario castello distrutto. Ignorando i bolli che porterebbero verso sinistra, scendiamo oltre il muretto a secco, dove questo si interrompe per un breve tratto, lungo un pochissimo evidente tracciato. Il percorso è molto ripido ed insidioso e necessita di attenzione e terreno asciutto. Scendiamo così per un centinaio di metri di dislivello fino ad una selletta tra il Castel Regina ed il Foldone, ancora lontano. Qui una palina in ferro ci segnala le direzioni possibili. Noi andiamo per il Foldone. Procediamo ora tra boschi e qualche radura. Superiamo un casello da caccia e più vanti, dopo un bel traverso sopra una valle ricca di pinnacoli rocciosi, iniziamo la salita in un ampio ed aperto canalone erboso. Il sentiero sale con alcuni tornanti su terreno pietroso. Al suo termine, una leggera traccia verso destra ci porta a tagliare le pendici del Foldone. Potremmo seguire tale traccia e quando questa termina, salire dritti verso sinistra cercando il percorso migliore tra cespugli ed erba fino alla cima senza segni di riconoscimento del Foldone. Oppure possiamo, più agevolmente, oltrepassare il termine del vallone, proseguire dritti verso al vicina baita del Monte Foldone, preceduta da una pozza d'abbeverata. Dalla baita pieghiamo verso destra. Saliamo senza un vero itinerario tra radi larici fino ad un'antecima con un bastone conficcato nel terreno e da qui in due minuti, proseguendo si giunge alla vera cima del Foldone, tra alberi e piante. Torniamo ora sui nostri passi fino alla palina in ferro ai piedi del Castel Regina. Qui, prendiamo a destra per il Corno Camoscera, come da freccia. Ci troviamo ora su un sentierino molto stretto e poco visibile. Questo, in breve, tagliando i ripidi pendii boscosi del Regina, si trasforma presto in una divertente cengia larga non più di 30-40 cm, anche meno in alcuni punti. Camminiamo sopra profondi valloncelli e canalini lungo questo bel sentierino intagliato, più simile ad una traccia di camosci che ad un sentiero vero e proprio. Dopo una decina di minuti la cengia termina e ci troviamo davanti ad una palina con varie frecce. Seguiamo quella di destra che porta al Coren. Scendiamo in una piccola forra e da qui attacchiamo il breve e facile tratto attrezzato. Una prima scaletta di ferro in contropendenza determina l'inizio della salita. Segue un passaggio ci porta ad aggirare uno spigoletto roccioso. Ecco ora una scaletta di metallo che ci introduce nella forra vera e propria. Superiamo alcuni passaggi su roccia umida e spesso sporca. Alcune staffe e gradini metallici ci facilitano la salita. Le catene sono vecchie ma paiono sicure. Usciti dalla forra eccoci a risalire un luminoso boschetto con alcuni tornantini. Poi un paio di pinnacoli rocciosi tra i quali serpeggia il sentiero ed ecco l'ultimo tratto pianeggiante che conduce alla croce con libro di vetta.
Discesa
Dalla croce del Coren, torniamo sui nostri passi fino ai piedi del tratto attrezzato. Da qui pieghiamo a destra e scendiamo ripidi tra bosco e radure erbose. Transitiamo nei pressi della falesia del Coren e rientriamo così nella fitta vegetazione boscosa. Costeggiamo la base della parete rocciosa con i suoi vari settori di arrampicata. Oltrepassata la falesia proseguiamo la discesa sempre su comodo sentierino. Oltrepassiamo anche il bivio che conduce alla base della ferrata e, ormai in vista di Cavaglia sbuchiamo in alcune brevi radure. Tra erba e bosco ecco che lasciamo una cascina alla nostra destra ed in poco tempo arriviamo al primo bivio incontrato all'andata. Da qui andiamo verso destra, saliamo verso le case di Cavaglia, superiamo la bacheca e andiamo a sinistra per il vicino parcheggio.

Note
Per vedere altre foto della zona ed altre informazioni potete guardare le relazioni del 20 dicembre 2014. Lungo il Monte Coren o Corna Camoscera si sviluppa una ferratina (vedi relazione del maggio 2001; dell'8 giugno 2003 e del 16 agosto 2014) recentemente adeguada alle norme vigenti. Pare però che la sua percorrenza sia vietata poichè si trova su un territorio privato; in realtà giunto alla croce della cima ho parlato con un paio di escursionisti che avevano appena terminato la via. Anche la bella falesia del Coren, dove si trovano numerose vie di arrampicata, è in terreno privato; infatti tutta la zona è cosparsa di scritte "vietato salire-proprietà privata".
Commenti vari
La zona è ricca di fauna, specialmente camosci nella parte più alta, ma anche caprioli nelle numerose e poco frequentate boscose vallette. Io ho avuto la fortuna di un ravvicinatissimo incontro con un capriolo che, impegnato nella sua ricerca di non so cosa, non si è accorto che camminava nella mia direzione, fin quasi arrivarmi a due-tre metri di distanza. Con molta lentezza sono riuscito a prendere la macchina fotografica e scattare qualche foto del bel ungulato. Questi, appena accortosi della mia presenza, mi ha guardato per alcuni lunghi secondi negli occhi e poi è fuggito a gambe levate sparendo tra le fitte piante del bosco.
   

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L'emozionante incontro ravvicinato con il capriolo

Dalla cima del Pizzo Cerro
sguardo verso il rifugio Lupi di Brembilla

   

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Lo zaino di Omar sulla cima del Castel Regina

Traccia di salita verso il Monte Foldone

   

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Dalla cima del Foldone

La croce sul Coren