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Piacevole
giornata abbastanza soleggiata, con qualche velatura a rovinare
il colore del cielo. Sentieri ben segnalati ed evidenti anche con molta
neve fino al Passo Zulino; da qui in poi il sentiero non è segnalato e
con presenza di neve si deve semplicemenete seguire la cresta, senza
mai abbassarsi sotto di essa. Lungo il pianoro finale il percorso
diviene più libero e non obbligato. L'elevata quantità di neve (circa
1,5 metri oltre i 2000 metri di quota) ha reso il percorso molto bello
ed interessante, specialmente lungo la cresta finale ed il successivo
insolito pianoro. |
| Descrizione generale
Divertente escursione con limitato dislivello ad una insolita montagna la cui sommità è costituita da un enorme pianoro dal quale godere un panorama esteso su cime dall'aspetto dolomitico (Arera, Corna Piana, Cime del Fop). Il modo migliore di apprezzare questa camminata è quello di affrontarla con neve ben assestata ed abbondante. Nel periodo estivo perde sicuramente gran parte del suo fascino. Il percorso permette di passare dal fitto bosco di conifere, alle belle radure erbose sede di piacevoli alpeggi, fino alla divertente e non difficile cresta nevosa, per concludersi con il suddetto esteso piano innevato che se affrontato con calma ci conduce lentamente alla sommità della nostra meta finale.
Descrizione percorso
Lungo la strada della Valle Seriana, giunti poco dopo l'altezza di
Ardesio, deviamo a sinistra e prendiamo al strada tortuosa ma piacevole
che conduce a Valcanale, immersa tra alte pareti rocciose e fitti
boschi di conifere. Poco oltre l'abitato, sulla sinistra si trova un
laghetto con area pic-nic. Qualche decina di metri più avanti ecco un
ampio parcheggio (a pagamento nel periodo estivo) dove è possibile
lasciare l'auto. In inverno la strada oltre il parcheggio viene chiusa
per presenza di ghiaccio. Lasciata l'auto percorriamo qualche centinaia
di metri di asfalto ed al primo segnale sulla destra, imbocchiamo
l'evidente sentiero n.265 per il Passo di Zulino. Subito il tracciato
si erge ripido e faticoso. In breve entriamo in una fitta abetaia che
risaliamo lungo un sentierino pietroso ricco di stretti e ripidi
tornantini. Dopo meno di 40 minuti incontriamo una palina che ci indica
di andare verso destra (a sinistra si andrebbe verso il rifugio Alpe
Corte): sbuchiamo in una piccola radura tra gli abeti. La oltrepassiamo
andando verso destra per poi rientrare brevemente nel bosco. Ne usciamo
subito dopo ed eccoci nei pressi della Baita Bassa di Zulino. Tagliamo
verso destra in falsopiano il bel pascolo. Superiamo la baita stessa e
una bella pozza poco sotto il sentiero per raggiungere una dorsale
erbosa in fondo alla conca dell'alpeggio. Dalla dorsale proseguiamo
verso sinistra tra due ali di abeti. Voltandoci possiamo ammirare la
bella mole rocciosa del gruppo della Cima del Fop e dell'Arera. Saliamo
lungo la comoda dorsale lungo un ampio prato. Superiamo un solitario
abete sotto cui transita il sentiero e puntiamo più in lato verso una
palina metallica. Giunti alla palina proseguiamo dritti in salita,
sempre su prati e pascoli (a sinistra si andrebbe ancora verso il
rifugio Alpe Corte). In breve, al termine del prato eccoci alla Baita
di Mezzo di Zulino (1600 metri di quota). Qui deviamo verso sinistra e
saliamo verso il bosco soprastante. Una volta entrati tra gli abeti
teniamo la destra e con sentiero non sempre evidente (in presenza di
neve) saliamo con tendenza ad andare a destra. Dopo meno di 20'
arriviamo sotto al Passo di Zulino che raggiungiamo con un ultimo
strappo oltre il bosco. Dal passo possiamo ammirare la bellissima zona
a Nord, dove si innalzano le cime del Pizzo Salina e del Monte
Pradella, in basso si distende l'affascinante Val Sanguigno, alle
nostre spalle ecco le severe pareti rocciose del gruppo Secco-Fop,
nonché l'Arera, la Corna Piana e più verso ovest il Corno Branchino.
Alla nostra sinistra si vede la Baita Alta di Zulino (1760 metri di
quota) oltre la quale inizia la lunga cresta che conduce al Monte
Campagano. Superimo quindi la baita e con una certa fatica risalimo il
ripido pendio davanti a noi. Giunti in una zona di mughi la pendenza
diminuisce. Affrontiamo un breve tratto pianeggiante dove la cresta
tende ad assottigliarsi per poi riprendere a salire più ripidamente
verso una prima elevazione della cresta. Dalla sommità di questa
elevazione ecco iniziare la parte più impegnativa della cresta (in
estate il sentiero rimane a sotto la cresta sul versante sinistro e non
presenta problemi, in inverno con presenza di neve, dobbiamo seguire
fedelmente il filo della cresta che in alcuni punti è piuttosto
sottile. Nulla di difficile ma necessità di passo fermo e neve stabile.
La cresta compie alcuni saliscendi molto divertenti per poi riprendere
a salire con costanza fino all'inizio di un ampio pianoro dove tutte le
difficoltà terminano. Occorre solo percorrere gli ultimi mille metri di
sviluppo del pianoro per giungere tra brevi saliscendi, bassi e dolci
dossi e conchette fino al termine del pianoro stesso. Qui, sotto la
neve dovrebbe esserci un mucchio di sassi ad indicare che oltre non si
sale, anche perché poco oltre la vetta, la montagna cade quasi
verticale verso ovest. Il panorama diviene ulteriormente ampio, fino a
contemplare la lontana Presolana.
Discesa Ripercorrere a ritroso il tracciato della salita. |